lunedì 16 ottobre 2017

Ci vuole la sentenza del giudice del lavoro per il rispetto del principio di non discriminazione.

I dipendenti  precari  degli Enti Locali ed Istituzionali della Regione Siciliana sono dipendenti pubblici abusati anche sul trattamento giuridico ed economico.


La sentenza del 12 ottobre del giudice del lavoro del Tribunale di Palermo non fa altro che applicare la clausola n 4 della Direttiva europea n 70 /1999/CE  sul principio di non discriminazione tra dipendenti precari e dipendenti strutturati o di ruolo. 
A tal fine si smentisce la legislazione regionale abusiva illegittima e difforme alle direttive comunitarie vigenti in materia di contratti a termine nella Pa siciliana. 

Peccato che il Governo regionale di Alessandro Baccei e il Legislatore siciliano sciagurato che ci sta lasciando con le leggi regionali approvate sin dall'insediamento hanno fatto di tutto per non affrontare il fenomeno del precariato pubblico siciliano con serietà competenza e professionalità. 

Adesso le conclusioni generali dell'Avvocato generale della Cgue Szpunar sulle questioni poste dall'Ordinanza del giudice del Tribunale di Trapani sui contratti a termine nella PA siciliana e sulla sanzione effettiva da adottare in caso di abusi. 
Nel caso specifico siciliano parliamo di un abuso che dura da quasi 30 anni. Vergogna!

Dott. Gaetano Aiello





Fai clic sul documento per visualizzare scaricare e stampare. 



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USB - Convegno sul precariato pubblico degli Enti Locali ed Istituzionali della Regione Siciliana. Le azioni di tutela nei confronti degli abusi del rapporto di lavoro a termine nella PA siciliana. Venerdì 20 Ottobre 2017 ore 16.00 Antica Filanda - Via Umberto I° nr 522 - Roccalumera (ME)






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mercoledì 11 ottobre 2017

Per la Corte di giustizia i precari siciliani sono lavoratori pubblici non degli assistiti.

Precari e giustizia europea: le conclusioni dell’Avvocato Generale sono previste per il 26 ottobre
In tema di pubblico impiego le norme italiane non sono in linea con quelle di matrice europea. Il risultato è che l’Italia è il Paese dell’eterno precariato. Molte volte, la Corte Europea ha “bacchettato” il legislatore italiano affinché predisponesse una tutela «più energica» [1]nei confronti dei lavoratori precari. Ad oggi, però, ancora non si è arrivati ad una soluzione che risolva definitivamente il problema. Le tanto attese risposte sono, però, in arrivo e  a rispondere sarà direttamente la Corte Europea, il cui pronunciamento avverrà a giorni. Le conclusioni dell’Avvocato Generale sono previste per il 26 ottobre 2017. In fondo all’articolo si riporta il testo il comunicato stampa [2]. 

Precariato: la giurisprudenza in Italia

La Corte di Cassazione [3] ha stabilito che il dipendente pubblico, vittima di un’abusiva reiterazione di contratti a termine per oltre 36 mesi, ha diritto ad un risarcimento del danno da quantificarsi tra le 2,5 e le 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto [4]. Questo rimedio forfettario, tuttavia potrebbe rivelarsi del tutto insufficiente, in quanto sproporzionato a fronte dei danni effettivamente subiti dal personale precario. Secondo l’orientamento attualmente maggioritario non spetterebbe, inoltre, al precario statale la cosiddetta stabilizzazione, il diritto – cioè – ad ottenere la conversione del proprio contratto di lavoro da contratto a termine a contratto a tempo indeterminato. Secondo questa tesi, infatti, la legge italiana [5] vieterebbe ai giudici di operare la conversione. Se non ci fosse detto divieto – sostengono i fautori di questo orientamento – sarebbe minato un importante principio costituzionale, che impone alle pubbliche amministrazioni di assumere personale solo a seguito di procedure concorsuali [6]. In altri termini, chi sostiene questa tesi ritiene che se fosse possibile trasformare il contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, sarebbe facile per la Pubblica Amministrazione eludere l’obbligo di predisporre un bando di concorso per l’accesso al pubblico impiego.

Il principio del concorso per l’accesso al pubblico impiego

Ai fautori dell’orientamento riportato sopra sfugge un dato importante. Il principio dell’accesso al pubblico impiego tramite concorso è sancito nel nostro ordinamento dalla Carta Costituzionale e precisamente dall’art. 97 della Costituzione.  Orbene, l’art. 97 Cost. dispone testualmente che: «agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge» La regola del concorso, quindi, può essere derogata in base alla legge e ove la legge preveda forme diverse di accesso al pubblico impiego, dovrà farsi riferimento a queste forme e non alla regola del concorso pubblico, che rappresenta sicuramente un principio fondamentale nel nostro ordinamento, ma non è l’unica forma di accesso al mondo del lavoro statale. Si pensi al reclutamento del personale che avviene (soprattutto tra gli amministrativi della scuola) mediante avvio dalle liste di collocamento.

Vi è inoltre un ulteriore dettaglio che sfugge. Anche per il lavoro privato vige un importante principio costituzionale, con la differenza che – in tal caso – non ci si è posti alcun problema a superalo, in nome di un più rilevante diritto (quale – appunto – la stabilizzazione) spettante al lavoratore del settore privato. I costituzionalisti, infatti, sanno bene che la Costituzione [7] stabilisce che «l’iniziativa economica privata è libera».  Ma se è vero che l’iniziativa economica privata è libera, allora perché si “costringe” il datore di lavoro privato ad assumere il proprio dipendente, una volta che questi abbia superato il trentaseiesimo mese di precariato? E soprattutto, perché si può “sacrificare” un principio costituzionale a favore di un lavoratore privato, mentre di rinunciare al dettato della Costituzione a favore del precario statale non se ne parla proprio? Si tratta di interrogativi che fanno riflettere e che riceveranno – a giorni – un giusto responso da parte della Corte di Giustizia Europea.

Precariato: la questione al vaglio della Corte Europea

In data 13 luglio 2017, a Lussemburgo si è tenuta un’udienza di discussione concernente la tematica del precariato dei dipendenti pubblici italiani. La questione affrontata dai giudici europei concerne la vicenda di una donna che per anni ha prestato la propria attività lavorativa nel settore pubblico, alle dipendenze di un’amministrazione Comunale  (il Comune di Valderice). Più precisamente, la donna era stata assunta sin dal 1996 come Lavoratrice socialmente utile (Lsu), dal 2005 con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (Co.co.co.) ed, infine, con plurimi e successivi contratti a tempo determinato. Evidente quindi che la donna abbia subito per anni un’illegittima precarizzazione del proprio rapporto di lavoro. Detta situazione di illegittimità non è sfuggita al Tribunale di Trapani al quale la donna si era rivolta per far valere i propri diritti. In sostanza, secondo il Tribunale di Trapani, posto che la donna ha subito per oltre venti anni un’abusiva situazione di precariato, del tutto insufficiente si rivelerebbe l’indennità quantificata tra le 2,5 e 12 mensilità. Alla donna, di contro, dovrebbe essere riconosciuto il diritto alla stabilizzazione e/o comunque un risarcimento molto superiore il cui valore dovrebbe per lo meno eguagliare il valore economico del posto di lavoro per troppo tempo negatole. Ciò posto, detto Tribunale, schieratosi dalla parte della lavoratrice ha rimesso – con apposita ordinanza [8] – la questione ai giudici europei. Le conclusioni dell’Avvocato generale sono previste, salvo rinvii o impedimenti, al 26 ottobre prossimo. Di seguito si riporta il relativo comunicato stampa.

Fonti:
https://business.laleggepertutti.it/25615_stabilizzazione-precari-il-comunicato-stampa-della-corte-europea

- Corte di giustizia dell'unione europea


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Il fenomeno del precariato pubblico siciliano al Parlamento europeo.

Carissimi dipendenti precari siciliani abusati, il 22 novembre al Parlamento europeo si discuterà nuovamente di precariato pubblico italiano e in modo specifico dell'anomalia siciliana dei contratti a termine negli Enti Locali ed Istituzionali della Regione Siciliana. 
Si discuterà soprattutto sulle misure sanzionatorie e preventive per contrastare il fenomeno del precariato pubblico italiano e siciliano in modo particolare. Ci sarà un Public Hearing (Adunanza Pubblica) in diretta streaming. 

Dopo tale sessione,  in cui saranno presenti la Commissione europea ed esperti della tematica di tutta Europa, si potrà portare la questione in una sessione plenaria del Parlamento europeo.  Nella sessione del 22 novembre saranno discusse anche le petizioni dei precari con la presenza degli esperti Avv Galleano e Avv De Michele, i quali metteranno in evidenza, la disapplicazione della Direttiva n 70 /1999/CE  nella legislazione siciliana vigente in materia  di contratti a termine nella Pa siciliana. Questione questa già all'attenzione della Corte costituzionale, dopo l'Ordinanza del giudice di Termini Imerese

Questa è una grande occasione di intervento legislativo urgente per il nuovo Legislatore regionale, il quale, a mio avviso,  dovrà affrontare il fenomeno del precariato pubblico siciliano, con serietà,  competenza e professionalità, stante la lunga presenza nell'Ordinamento regionale, del più gigantesco abuso di Stato mai realizzato nella Pa italiana. 

Dott. Gaetano Aiello







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lunedì 18 settembre 2017

Un altro piccolo passo per smascherare il più gigantesco abuso di Stato mai realizzato nella Pa italiana.

Alla luce di quanto sta accadendo ed accadrà nelle giurisdizioni superiori in materia di contratti a termine nella Pa siciliana non è più possibile sostenere la legislazione regionale che prevede la disapplicazione di una Direttiva europea.

La Corte di giustizia dell'Unione europea con la sentenza Santoro presto interverrà sulla condizione eurounitaria relativa al risarcimento del danno secondo il principio di equivalenza stabilito dalla giurisprudenza comunitaria vigente in materia di abuso di contratti a termine nel caso specifico  della Pa siciliana in contrasto con la giurisprudenza della Corte di cassazione ed in particolare della Sentenza SS UU  15 marzo 2016 n 5072 sul risarcimento del danno. 
Vi posto la posizione illustrata dall'Avv De Luca già presidente della Corte di cassazione sez lavoro difensore  insieme agli avvocati  Galleano  De Michele e Denisco del dipendente precario siciliano Santoro pubblicata sulla Rivista di diritto del lavoro Europeanrights.

Dott. Gaetano Aiello



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mercoledì 2 agosto 2017

Quanto qui di seguito ha accompagnato la nota nella trasmissioni agli istituti competenti.


Al fine di tutelare i lavoratori e le rispettive famiglie del Comune di San Salvatore di Fitalia (ME), l’Organizzazione Sindacale USB trasmette alle LL.SS. per rispettiva competenza, la nota che segnala il mancato rispetto da parte del Legislatore siciliano dei suggerimenti proposti dalla Corte dei Conti Sicilia Sezione Controllo, per la salvaguardia degli equilibri di bilancio degli enti locali siciliani.


                                         
                               per USB
          Il Delegato Nazionale EE.LL.
                      Giovanni Savoca






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I precari della Pa. La guerra dei precari italiani è anche la guerra dei precari siciliani?


  In materia di precariato pubblico siamo in guerra!  Ora mi domando, cosa aspettano ancora i dipendenti precari siciliani per difendere la propria dignità lavorativa di quasi 30 anni, calpestata da una legislazione regionale abusiva, illegittima e difforme alla Direttiva europea n. 70 /1999 /CE in materia di lavoro a tempo determinato! 
  Ecco  un esempio concreto di difesa contro ogni forma di discriminazione tra lavoratori. L'ordinanza di remissione alla Corte di giustizia  del giudice di pace dell'Aquila per affermare il principio di non discriminazione tra giudici di ruolo e giudici precari. Una evidente dimostrazione del ridicolo in cui è caduto lo Stato italiano nel non voler proprio applicare nel pubblico impiego la Direttiva europea sui contratti a termine. Tale comportamento contrario alla Direttiva europea sia dello Stato italiano che della Regione Siciliana, rischia di provocare pesantissime condanne in Cgue con conseguenze imprevedibili per la finanza pubblica. 
  Cari amici dipendenti precari siciliani non vale più l'alibi del risarcimento dei danni e del conseguente licenziamento se è fin troppo evidente che con le buone il Legislatore siciliano non stabilizzerà mai, anzi farà di tutto per poter licenziare alla scadenza contrattuale del rapporto di lavoro a termine. A mio avviso,  guardando con obiettività la situazione concreta, l'unica possibilità concreta che i  precari siciliani hanno per costringere il Legislatore siciliano, è ormai l'azione di tutela effettiva contro l'abuso subito e contro il più gigantesco abuso di Stato mai realizzato nella Pa italiana. Il resto sono le solite chiacchiere del Governatore Alessandro Baccei e dei politicanti regionali alla sua mercé. 
  Leggete bene l'Ordinanza che vi posto contro tutta la disinformazione interessata sul precariato pubblico siciliano, di lavoratori precari  che hanno deciso di fare valere i propri diritti di fronte all'arroganza dello Stato italiano che continua in difformità alla legislazione comunitaria vigente a non voler riconoscere i giudici precari. Una diavoleria tutta italiana! Ma vi assicuro che in Sicilia abbiamo fatto di più e meglio emanando una legislazione regionale abusiva illegittima e difforme alla Direttiva comunitaria vigente in materia di lavoro a tempo determinato e alla legislazione nazionale di recepimento nell'Ordinamento. Una vera castroneria di fantasia legislativa del Legislatore siciliano. Una serena e buona lettura.

Dott. Gaetano Aiello.





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martedì 1 agosto 2017

Lotta al precariato nel pubblico impiego. Udienza pubblica del 13 luglio in Corte di giustizia europea sul fenomeno del precariato pubblico siciliano.


Nella foto gli avvocati che hanno difeso in Corte di giustizia la dipendente precaria siciliana del Comune di Valderice Santoro

Carissimi dipendenti precari degli Enti Locali ed istituzionali della Regione Siciliana, vi informo dettagliatamente che il 13 luglio scorso, a Lussemburgo presso la sede della  Corte di giustizia europea, si è svolta l’udienza pubblica della causa C-494/16 – Santoro  sul precariato pubblico siciliano e nello specifico sulla sanzione effettiva, equivalente ed energica da adottare in caso di illegittima precarizzazione dei rapporti di lavoro nel pubblico impiego italiano ed in modo particolare in quello siciliano.
All’udienza pubblica hanno partecipato gli avvocati Michele De Luca (già Presidente della sezione lavoro della Corte di Cassazione, attualmente in pensione), Vincenzo De Michele, Sergio Galleano ed Ersilia De Nisco.
Numerose sono state le domande poste dall’Avvocato generale della Corte di giustizia Szpunar alle parti, che dal contenuto delle stesse, ha chiaramente messo in luce la piena presa di coscienza della Corte di giustizia dell’assenza di misure idonee nel nostro Ordinamento, in grado di sanzionare in modo adeguato gli abusi della pubblica amministrazione nell’utilizzo dei contratti a termine. In particolare, è stato messo in evidenza come in Sicilia la lunghissima durata dei contratti di lavoro a termine nella Pa, non ha eguali negli altri Paesi membri dell’Unione europea.
In quella sede la Commissione Ue ha ribadito quanto già evidenziato nelle osservazioni scrittesottolineando che per tutto il precariato pubblico italiano non sono previste misure effettive idonee a sanzionare l’abusivo ricorso ai contratti a tempo determinato stipulati dalle pubbliche amministrazioni, alla luce della sentenza del 15 marzo 2016 n.5072 delle SS. UU. Corte di cassazione, e che, prima di procedere alla messa in mora all’esito della chiusura della fase EU PILOT della procedura di infrazione n. 4231-2014 attivata sulla mancata applicazione della clausola 5 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato per il pubblico impiego, attenderà l’esito della causa in Corte di giustizia.
La Commissione europea, inoltre, ha confermato la posizione già assunta con le osservazioni scritte presentate il 23 marzo 2017, circa la non conformità alla giurisprudenza della Corte di giustizia della sanzione (inventata) dalla Corte di cassazione a Sezioni Unite con la sentenza del 15 marzo 2016 n. 5072, e cioè quella dell’attribuzione di una indennità compresa fra 2,5 e 12 mensilità dell’ultima retribuzione al dipendente pubblico, vittima di un’abusiva reiterazione di contratti di lavoro a tempo determinato, a cui va ad aggiungersi il risarcimento da perdita di chance (impossibile da provare).



Il giudice relatore della causa Santoro, il bulgaro Arabadjiev (componente dei due Collegi della Corte di giustizia che hanno deciso le cause Affatato Valenza), ha chiesto in italiano all’Avvocatura generale dello Stato italiano, in rappresentanza del Governo, se aveva qualche replica da fare rispetto all’affermazione, contenuta nelle osservazioni scritte della lavoratrice Santoro, che nella Regione Siciliana dal 1958 all’attualità non sono mai stati banditi concorsi pubblici tipici, ai sensi dell’art. 97 Cost per le assunzioni a tempo indeterminato negli enti pubblici locali, ma tantissime norme legislative regionali di stabilizzazione dei precedenti rapporti di lavoro precari; il difensore dello Stato italiano non ha potuto fornire alcuna risposta per mancanza di informazioni al riguardo. Come mai nessuna delle Istituzioni regionali (Governo e ARS), ha informato l’Avvocato generale dello Stato italiano sulla palese difformità, almeno dal 2004, della legislazione siciliana in materia di precariato pubblico, con le normative nazionali e comunitarie vigenti in materia di contratti a termine nel pubblico impiego?
L’Avvocatura generale dello Stato italiano, nelle sue difese orali non ha fatto alcun riferimento né all’art.20 del Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n.75 e alle misure di “superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni” contenuto nella riforma “Madia”, né agli artt. 3e 4 della Legge Regionale 29 dicembre 2016 n. 27, che la Regione Siciliana ha varato l’anno scorso per dare risposte al fenomeno del precariato pubblico siciliano, ma ha insistito sull’efficacia dissuasiva contro gli abusi contrattuali della responsabilità del dirigente.
L’Avvocato generale della Corte di giustizia Szpunar (già Avvocato generale nella causa Mascolo, in cui il 17 luglio 2014 ha depositato le conclusioni scritte che sono state accolte dalla Corte di giustizia nella sentenza del 26 novembre 2014) ha comunicato in udienza che depositerà le conclusioni scritte il 26 ottobre 2017. Anche dal tenore dell’inusuale comunicato stampa del 13 luglio 2017 della Sezione italiana dell’Ufficio stampa della Corte di giustizia, ci si attende una nuova censura nei confronti dello Stato italiano, della Regione Siciliana e della Corte di cassazione, per la mancata applicazione della sentenza Mascolo della Corte europea.
La Commissione europea nelle osservazioni scritte presentate in Corte di giustizia, ha individuato nella sanzione della liquidazione dell’indennità spettante al lavoratore privato licenziato ex art. 18 della Legge 20 maggio1970 n. 300 (Statuto dei lavoratori), delle 24 mensilità, alla quale andrebbe aggiunta l’indennità forfettaria da 2,5 a 12 mensilità, la sanzione effettiva, equivalente ed energica in grado di rispettare i criteri imposti dalla normativa e giurisprudenza comunitaria ( in questo modo la sanzione effettiva avrebbe un massimo liquidabile per il lavoratore pubblico abusato di 36 mensilità, per un importo che si potrebbe aggirare intorno a 50-60 mila euro).
Una soluzione del genere, sarebbe pericolosissima per le casse pubbliche, pertanto la soluzione più ragionevole sarebbe quella della rimozione del divieto di conversione nel settore pubblico.
Infatti già la Corte di giustizia con la sentenza Martínez Andrés e Castrejana López del 14 settembre 2016 aveva statuito che La clausola 5, paragrafo 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, siglato il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a che una normativa nazionale, quale quella di cui ai procedimenti principali, sia applicata dai giudici nazionali dello Stato membro interessato in modo che, in caso di utilizzo abusivo di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato, il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro è accordato alle persone assunte dall’amministrazione mediante un contratto di lavoro soggetto a normativa del lavoro di natura privatistica, ma non è riconosciuto, in generale, al personale assunto da tale amministrazione in regime di diritto pubblico, a meno che non esista un’altra misura efficace nell’ordinamento giuridico nazionale per sanzionare tali abusi nei confronti dei lavoratori, circostanza che spetta al giudice nazionale verificare.
Quanto all’inadeguatezza e ineffettività della sanzione forfettaria inventata dalle Sezioni unite con riferimento all’abrogato art.32, comma 5, della Legge 12 novembre 2010 n.183, la Commissione Ue è molto chiara ai punti 35-44 delle osservazioni scritte della causa C-494/16, condividendo le perplessità del giudice del rinvio pregiudiziale e facendo valutazioni negative sull’iter argomentativo della Cassazione, soprattutto alla luce dell’evidente contrasto di quanto affermato dal giudice nomofilattico interno con quanto precisato dalla Corte di giustizia nell’Ordinanza Papalia,riprendendo l’Istituzione Ue anche quell’elemento di comparazione con i lavoratori a tempo determinato nel settore privato che, nella parte iniziale delle osservazioni scritte, sembrava essere stato accantonato: «Quanto all’effettività dei rimedi indicati nella sentenza delle Sezioni Unite n. 5072/2016, la Corte ha già stabilito che, se uno Stato membro decide di sanzionare una violazione del diritto dell’Unione mediante il rimedio del risarcimento del danno, tale risarcimento dev’essere anzitutto efficace ed avere idoneo effetto dissuasivo nel senso di consentire: a) una riparazione adeguata del danno subito; b) un risarcimento integrale di tale danno e c) una riparazione superiore ad un risarcimento solo simbolico.» (punto 35).
Afferma infatti la Commissione Ue che «nell’ordinanza di rinvio, il giudice a quo ha espresso delle forti perplessità sulla concreta esperibilità di tale ulteriore risarcimento del danno e la Commissione considera che tali rilievi sono pienamente fondati, soprattutto perché non sembra che le Sezioni Unite abbiano fornito gli ulteriori elementi richiesti dalla Corte in Papalia quanto al danno per perdita di “chance”: come rilevato dal giudice del rinvio, le Sezioni Unite non hanno escluso la necessità di un onere della prova per il danno da perdita di “chance”.» (punto 41).
Quanto alla seconda questione pregiudiziale sollevata dal Tribunale di Trapani sulla ricerca di una misura sanzionatoria alternativa a quella delle Sezioni unite che assicuri l’equivalenza della tutela dei lavoratori pubblici precari, la Commissione Ue si orienta ai punti 47-59 delle osservazioni scritte della causa C-494/16 tra la conversione a tempo indeterminato in aggiunta all’indennità forfettaria, come per i lavoratori privati, richiamando al punto 51 in nota 35 la sentenza Martínez Andrés e Castrejana López[1] della Corte di giustizia, e l’indennità sostitutiva della reintegrazione di 15 mensilità di retribuzione (sempre in aggiunta all’indennità forfetaria), di cui all’art.18, comma 5, della Legge 20 maggio 1970 n.300, nel testo antecedente le modifiche della Legge 28 giugno 2012 n.92: «come dimostra il procedimento oggetto della sentenza delle Sezioni Unite n. 5072/2016, deciso in primo grado dal Tribunale di Genova in seguito alla sentenza della Corte nel caso Marrosu e Sardino ma con decisione poi annullata dalle Sezioni Unite mediante la detta sentenza n. 5072/2016, i lavoratori che non possono ottenere la conversione del proprio rapporto di lavoro in rapporto a tempo indeterminato, come coloro che hanno concluso un contratto di lavoro a termine con la pubblica amministrazione, possono comunque domandare il beneficio della indennità per mancata reintegrazione nel posto di lavoro, rimedio espressamente previsto nell’ordinamento italiano in caso di licenziamento ingiustificato, come rilevato dalla Commissione al punto 19 delle proprie osservazioni scritte, al quale essa si permette di rinviare (punto 58).
Attualmente la Corte di giustizia è totalmente “ingolfata” da procedimenti di remissione da parte di Giudici italiani, da ultimo quella della Corte d’appello di Trento che ha chiesto alla Corte di Lussemburgo se la stabilizzazione del personale precario è una misura in grado di riparare il danno subito dai lavoratori dopo anni di precariato, senza che agli stessi sia riconosciuto il risarcimento per i numerosi anni di “sfruttamento” ricevuto.
La Corte d’appello di Trento chiede specificamente alla Corte di giustizia se la clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE debba essere interpretata nel senso che osta all’applicazione dell’art. 1 commi 95, 131 e 132 dell’art. 1 della Ln. 107 del 2015 dello Stato Italiano, che prevedono la stabilizzazione degli insegnanti a termine per il futuro, senza effetto retroattivo e senza risarcimento del danno, quali misure proporzionate, sufficientemente energiche e dissuasive· per garantire la piena efficacia delle norme dell’accordo quadro in relazione alla violazione dello stesso per l’abusiva reiterazione di contratti a termine per il periodo anteriore a quello in cui le misure, di cui alle norme indicate, sono destinate a produrre effetti”.
La lotta al precariato pubblico siciliano continua, non solo per il presente, ma anche per il futuro al fine di prevenire il formarsi di un nuovo precariato che con il tempo diventerà “storico” come amano definirsi, giustamente, i dipendenti precari siciliani.
Il prossimo appuntamento è al 26 ottobre 2017, quando l’Avvocato generale Szpunar depositerà in Corte di giustizia le proprie conclusioni, e ci consentirà di capire i possibili orientamenti della Corte di giustizia, che dovranno poi concretizzarsi con una successiva sentenza attesa per dicembre 2017 o gennaio/febbraio 2018.
Una particolare attenzione, sul comportamento ondivago del sindacato confederale, va posta anche al giudizio pendente in Corte costituzionale, di cui all’Ordinanza del giudice del lavoro di Foggia del 26 ottobre 2016 la cui udienza pubblica non è stata ancora fissata in cui la Cgil, la Fp Cgil e la Uil Fpl si sono costituite ad adiuvandum a tutela dei precari pubblici contro il divieto di conversione del contratto a termine nel settore pubblico.
Dott. Gaetano Aiello


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domenica 30 luglio 2017

Comune di San Salvatore di Fitalia. I dipendenti precari stabilizzati rischiano il licenziamento per una legislazione regionale inutile e dannosa.

Solo in Sicilia può accadere quanto paventato al Comune di San Salvatore di Fitalia. Solo in Sicilia accade che il precariato pubblico dura da quasi 30 anni in quasi tutti gli Enti Locali ed Istituzionali della Regione. La  Regione Siciliana malgrado la propria legislazione sia illegittima continua ancora a violare le più elementari norme dei diritti dei lavoratori del pubblico impiego anche con la complicità dello Stato italiano.


  Buongiorno a tutti i dipendenti precari siciliani! Ecco a voi un esempio concreto dell'inutilita' della legislazione siciliana in materia di precariato pubblico e procedure di stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari a partire dall'art 30 della Legge Regionale 28 gennaio 2014 n 5 l'art 27 della Legge Regionale 17 marzo 2016 n 3 gli artt 3 e 4 della Legge Regionale 29 dicembre 2016 n 27 ed infine del grande capolavoro di ingegneria legislativa degli artt 11 e 12 della Legge Regionale 9 maggio 2017 n 8. 
  Tutto questo accompagnato da un Amministrazione che anziché denunciare immediatamente la palese  difformità della legislazione siciliana vigente in materia di lavoro a termine nella Pa con la legislazione nazionale e comunitaria vigenti pensa di fare pagare i dipendenti precari dell'Ente. Una vera follia! Cari amici dipendenti precari siciliani avete il dovere di reagire a tutto questo per non cercare alibi per il danno subito. Tutti i dipendenti precari siciliani obiettivi sulla loro situazione drammatica di abuso di Stato sanno perfettamente che le responsabilità sono delle Istituzioni della Regione Siciliana con in testa il Governo i suoi Assessori alle Autonomie Locali al Lavoro il Parlamento siciliano e il Governo nazionale degnamente coadiuvato dal Parlamento Romano.
   Purtroppo io già da tempo sono arrivato alla conclusione che in Sicilia la Regione non solo non vuole risolvere il fenomeno del precariato pubblico dopo 30 anni ma addirittura con tutte le leggi regionali inutili approvate dal 2014 non lo vuole proprio affrontare. Cari amici dipendenti precari siciliani solo Voi avete la Forza di imporre soluzioni serie concrete e definitive. Usatela! Buona domenica a tutti.

Dott. Gaetano Aiello


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venerdì 21 luglio 2017

Precariato della Pa. Stato italiano a tappeto. La Regione Siciliana continua a violare il diritto comunitario in materia di contratti a termine.




   La stabilizzazione è l'unica misura idonea a cancellare l'abuso dei contratti a termine nella Pa? Dopo tanti anni di rapporti di lavoro precari essere stabilizzati cancella tale abuso nei confronti dei lavoratori? La Corte d'Appello di Trento rimette la questione davanti la Cgue. Nuovo  rinvio pregiudiziale  alla Corte di giustizia
   Lo  Stato italiano è con le spalle al muro! In Sicilia l'abuso dei rapporti di lavoro precari nei confronti dei lavoratori dura ormai da quasi 30 anni sine die senza alcuna stabilizzazione utilizzando le illegittime e reiterate proroghe disciplinate da una legislazione regionale abusiva e difforme alla normativa comunitaria e nazionale vigenti. La Regione Siciliana mantenendo la legislazione regionale abusiva illegittima e difforme alla direttiva comunitaria vigente  in materia di lavoro a tempo determinato avrà conseguenze devastanti non appena i dipendenti precari siciliani decideranno di difendere i loro interessi. Fine corsa per il Legislatore siciliano!

   Lo Stato italiano è con le spalle al muro! La Regione Siciliana se non affronta il fenomeno del precariato pubblico siciliano rimuovendo la legislazione regionale vigente in materia e difforme alla normativa comunitaria avrà conseguenze devastanti qualora i dipendenti precari siciliani decideranno di tutelare giudizialmente i loro interessi.

Dott. Gaetano Aiello



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