martedì 15 aprile 2014

COMUNE DI GODRANO (PA) - INCONTRO LAVORATORI ASU CON AVV. FEDERICO D'ELIA E IL DOTT. GAETANO AIELLO [video]



lavoratori ASU in servizio presso gli Enti Pubblici ricadenti nel territorio della Regione Siciliana incontrano lunedì 14 aprile alle ore 18.00 presso il Teatro Giuseppe Canino presso il Comune di Godrano (PA) l'Avv. Federico D'Elia dello Studio Legale Galleano per discutere sulle eventuali vertenze che riguardano il loro rapporto di utilizzazione con gli Enti.
All'incontro ha presieduto anche il Dott. Gaetano Aiello.








studio legale di Milano e Roma 
e con il Dott. Gaetano Aiello.



Correlate:

VERTENZE - Video assemblea Avv. Galleano a Mazara del Vallo 18 apr. 2013




Comunicato Basta precari - Incontro con Avv. Galleano a Villabate 19 apr. 2013





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lunedì 14 aprile 2014

Sei stato assunto successivamente al 31/12/2000? “Recupera 10 anni di trattenuta mensile del 2,5%”

Sei stato assunto successivamente al 31/12/2000? “Recupera 10 anni di trattenuta mensile del 2,5%”

MA NON FACCIAMOCI RAGGIRARE!
Perché qualcuno sta barando e viene adesso a contestare trattenute “illegittime” quando a suo tempo le ha promosse e sottoscritte.

 – lunedì, 06 maggio 2013
Infatti, la diminuzione del 2,5% di tutte le voci stipendiali per i dipendenti assunti successivamente alla data del 31-12-2000 di cui la Cisl sta pubblicizzando il recupero, è frutto di Accordo Quadro Nazionale che Cgil-Cisl-Uil hanno voluto e sottoscritto nel 1999 per permettere il passaggio al TFR e per dare avvio ai Fondi pensione che attualmente stanno promuovendo ! (Nel riquadro l'accordo quadro sindacale cui è seguito il DPCM 20-12-1999 i cui testi sono perfettamente sovrapponibili - vedi e confronta i testi in internet).
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ACCORDO QUADRO NAZIONALE
(29 luglio 1999)
in materia di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici

Art. 6. Effetti sulla retribuzione del passaggio al TFR
1. A decorrere dalla data di esercizio dell'opzione prevista dall'art. 59, comma 56, della legge n. 449/1997, ai dipendenti che transiteranno per effetto della medesima opzione dal pregresso regime di trattamento di fine servizio al regime del TFR, non si applica il contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5% della base retributiva previsto dall'art. 11 della legge n. 152/1968 e dall'art. 37 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032. La soppressione del contributo non determina effetti sulla retribuzione imponibile ai fini fiscali.
2. Per assicurare l'invarianza della retribuzione complessiva netta e di quella utile ai fini previdenziali secondo quanto previsto dall'art. 26, comma 19, della legge n. 448/1998 nei confronti dei lavoratori cui si applica il disposto del comma 1, la retribuzione lorda viene ridotta in misura pari all'ammontare del contributo soppresso e contestualmente viene stabilito un recupero in misura pari alla riduzione attraverso un corrispondente incremento figurativo ai fini previdenziali e dell'applicazione delle norme sul TFR, ad ogni fine contrattuale e agli effetti della determinazione della massa salariale per i contratti collettivi.
Firmato: ARAN con CGIL-CISL-UIL-Confsal-Confedir-Cida-Ugl-Cosmed

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E’ un accordo sindacale quindi che ha dato il via al DPCM 20 dicembre 1999 per l’applicazione della disciplina del TRF per gli assunti a partire dal 1/1/2001, permettendo al contempo l’indebita decurtazione sullo stipendio.

Chiarito questo, la materia del contendere attuale (vedi cronologia nel retro), trae origine dalla trattenuta del 2,5%, per i lavoratori passati dal regime TFS al TFR dal 1-1-2011 in virtù del DL 78/2010, trattenuta dichiarata illegittima dalla sentenza 223/2012 della Corte Costituzionale.
Successivamente il governo Monti (con legge di stabilità n. 228/1012), ha di fatto vanificato gli effetti della sentenza, facendo tornare i dipendenti assunti prima del 1-1-2001 in regime di TFS, evitando in questo modo di sborsare agli interessati 2 anni di arretrati e di privarsi della trattenuta mensile.

Il problema permane però per gli assunti a partire dal 1/1/2001 che, pur essendo in regime di TFR e quindi regolati dall’art. 2120 del Codice Civile che prevede la trattenuta esclusivamente a carico del datore di lavoro, mantengono l’illecito prelievo.

La questione, è stata infine riaperta, di recente, dalla  sentenza  del  Tribunale  di  Reggio  Emilia, depositata  il  5 marzo 2013 che,  riconosciuta  la disparità di trattamento tra dipendenti pubblici (che hanno la trattenuta del 2,5%) e i lavoratori privati (che non ce l'hanno), come pure l'illegittimità del ritorno al regime di TFS per i dipendenti assunti prima del 1/1/2001, nonché la disparità di trattamento  tra  dipendenti pubblici stessi tra chi è in TFS e chi è in TFR, ha rimesso alla Corte Costituzionale la problematica complessiva.

Giunti a questo punto del percorso, la Corte Costituzionale si deve pronunciare; nel frattempo diffidiamo l’amministrazione dal trattenere il 2,5% e chiediamo di restituire quanto finora prelevato indebitamente in quanto “decurtazione illegittima”.
                            
CRONOLOGIA DEGLI EVENTI
 vediamoci chiaro
In origine, per gli assunti fino al 31/12/2000, c’era il  TFS  (Trattamento di Fine Servizio). Per questi lavoratori, ai fini della liquidazione, c’è una trattenuta del  3,60% a carico del datore di lavoro e del 2,5% a carico del lavoratore (le percentuali sono riferite sull' 80% della retribuzione).

Successivamente si è passati al  TFR  (Trattamento di Fine Rapporto) per gli assunti successivamente al  1/1/2001, in virtù dell’accordo sindacale del 29/7/1999 (vedi riquadro sul retro).
In questo caso si fa riferimento al Codice Civile (art. 2120) che, ai fini della liquidazione, prevede una trattenuta del 6,91% delle voci stipendiali fisse esclusivamente a carico del datore di lavoro ma, per evitare differenze retributive con i dipendenti in TFS, le voci stipendiali sono diminuite del 2% (le percentuali sono riferite sul 100% della retribuzione).
Art.12, comma 10, DL n. 78/2010
Ha disposto che dal 1° gennaio 2011, l'anzianità contributiva di tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, sia regolamentata dall'art. 2120 del Codice Civile; quindi tutti in regime di TFR, salvaguardando però le vecchie regole per quanto maturato fino al 31/12/2010 (per chi era in TFS).

Corte Costituzionale - sentenza n° 223 dell’ 11 ottobre 2012
Dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 12, comma 10, del DL 78/2010, nella parte in cui non esclude l’applicazione a carico del dipendente pubblico della rivalsa del 2,5% da parte dell’amministrazione.
Con questa sentenza il datore di lavoro sarebbe stato obbligato a sospendere la trattenuta del 2,5% e restituire quanto trattenuto dal 1/1/2011.

Legge di stabilità - art. 1, comma 98, L. 228/2012
Il Governo Monti, per evitare appunto di restituire 2 anni di arretrati e sospendere la trattenuta del 2,5%, corre ai ripari, abroga l'art. 12, comma 10, DL 78/2010. Quindi, i dipendenti transitati nel TFR dal 1-1-2011, ritornano e mantengono le prerogative del TFS come se per loro non ci fosse mai stato il passaggio al TFR.

Tribunale di Reggio Emilia – sentenza depositata il 5/3/2013
Il Tribunale, rimette alla Corte Costituzionale il chiarimento complessivo della materia in quanto, ravvisa:
-  disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e privati (i primi hanno la trattenuta del 2,5% i secondi no);
-  l'illegittimità del ritorno al regime di TFS per i dipendenti assunti prima del 1/1/2001 che a norma del d.lgs. 165/2001, sono disciplinati dal codice civile e quindi soggetti alle stesse regole del privato (TFR).
-  Disparità di trattamento tra gli stessi dipendenti pubblici, tra quelli assunti prima del 2001 (TFS) e quelli assunti dal 2001 (TFR).
CHE FARE ?

Alla luce degli eventi, USB, ha già intrapreso dei ricorsi legali pilota e, in attesa anche della pronuncia della Corte Costituzionale sugli atti trasmessi dal Tribunale di Reggio Emilia, promuove la diffida a scopo propedeutico nei confronti dell’amministrazione, da parte degli assunti a partire dal 1/1/2001 (le stiamo già raccogliendo).
USB ritiene pertanto non conveniente per i lavoratori avviare in questo momento ulteriori vertenze legali impegnando fin da adesso una cospicua percentuale (5-10%?) sull’eventuale recupero economico futuro che scatterebbe in caso di esito positivo.
Si tenga conto inoltre che, cosa non secondaria, a fronte di una eventuale pronuncia favorevole della Corte Costituzionale, gli Enti dovranno comunque liquidare d’ufficio l’indebita trattenuta, a tutti i lavoratori, sia a chi ha promosso la vertenza che a chi non l’ha fatta e ciò senza essere costretti a pagare balzelli, tangenti, tickets vari al sindacato o al legale di turno!

CHI HA ORECCHIE DA INTENDERE INTENDA!
USB Pubblico Impiego Veneto


fonte:  http://veneto.usb.it/index.php?id=85&tx_ttnews[tt_news]=57319&cHash=838d33103b&MP=73-321

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COMUNE DI SCIACCA - l precariato negli Enti Locali della Regione Siciliana e la stabilizzazione del rapporto di lavoro precario nella PA.

Il precariato negli Enti Locali della Regione Siciliana e la stabilizzazione del rapporto di lavoro precario nella PA.


Le istituzioni incontrano i cittadini. Convegno sul fenomeno del
precariato pubblico degli Enti Locali in Sicilia.

5° Convegno 
del 30 Aprile 2014, alle 16.00 
a Sciacca 

 


Il programma del convegno è il seguente:
 
1. Analisi dell’articolo 30 della Legge Regionale 28 gennaio 2014 n. 5;

2. Proposta di modifica e abrogazione dei commi 1, 6, 7, 8, 9 e 10 dell’articolo 30;
3. Proposte di modifica della Legge Regionale 29 dicembre 2010 n. 24;
4. Proposte per il superamento del precariato pubblico degli Enti Locali;

5. Precariato e assorbimento personale esterno ATO e Partecipate;
6. Varie ed eventuali.

 
Presiede l’On. Antonio Venturino Presidente vicario dell’Assemblea Regionale Siciliana
Relazionerà sugli argomenti dell' odg il Dott. Gaetano Aiello.








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sabato 12 aprile 2014

DOTT. GAETANO AIELLO - INCONTRO ASU Comune di Godrano (PA)

Si informano i lavoratori ASU in servizio presso gli Enti Pubblici ricadenti nel territorio della Regione Siciliana che lunedì 14 aprile alle ore 18.00 presso il Teatro Giuseppe Canino presso il Comune di Godrano (PA) si terrà un incontro dei lavoratori con l'Avv. Federico D'Elia dello Studio Legale Galleano per discutere sulle eventuali vertenze che riguardano il loro rapporto di utilizzazione con gli Enti.
All'incontro sarà presente anche il Dott. Gaetano Aiello.




Correlate:

VERTENZE - Video assemblea Avv. Galleano a Mazara del Vallo 18 apr. 2013





Comunicato Basta precari - Incontro con Avv. Galleano a Villabate 19 apr. 2013





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CORRIERE DELLA SERA - Istruzione, sit in davanti al ministero I precari: «Una riforma condivisa»

La protesta dell’11 aprile al ministero della Pubblica Istruzione (foto Jpeg) In tanti si sono ritrovati in viale Trastevere a chiedere anche il reintegro di 8 miliardi per la scuola pubblica: «Siamo esasperati, abbiamo bisogno di risposte certe»


ROMA - «Docenti Precari: professionisti, radiati, esasperati, cancellati, annullati, raggirati, ignorati» è l'acronimo che campeggiava su alcune magliette dei manifestanti che si sono riuniti l’11 aprile davanti al ministero della Pubblica Istruzione a Roma, per difendere il precariato e chiedere il reintegro di 8 miliardi di euro nei finanziamenti alla scuola pubblica.
«Vertenza unica per i contratti a termine»

A presidiare le scale del palazzo di viale Trastevere, c’erano gli attivisti del «Coordinamento precari scuola» con le adesioni anche di Cub, Sisa, Slai Cobas per il sindacato di classe, l'Usicons: «La nostra non è una manifestazione estemporanea - spiega Romolo Calcagno, referente del coordinamento - sono anni che veniamo qui sotto e la situazione della scuola non cambia». «Se gli incontri tendono unicamente a procrastinare l'impegno, io non lo chiederei nemmeno. Siamo qui per protestare, purtroppo anche le nostre forze sono state parcellizzate, nel tempo: c'è chi entrato con la Sis, chi con la Tfa, chi sta nelle graduatorie ad esaurimento, chi è entrato con il concorso dell'ex-Ministro Profumo, ma il precariato è uniformante». I manifestanti si propongono di «annullare le singole vertenze per creare una macro-vertenza». Le riforme vanno fatte, dicono, «ma in maniera condivisa, non da persone che di scuola non ne sanno nulla».

Fonte: http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_aprile_10/precari-20mila-antagonisti-roma-11-12-giorni-critici-sit-in-corteo-8820d69a-c090-11e3-95f0-42ace2f7a60f.shtml

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venerdì 11 aprile 2014

PANORAMA - Pensione: cosa possono fare i precari per aumentarla

L'Inps non ha mai spedito la "busta arancione" che fornisce una stima del futuro assegno in base a quanto si è versato. Ma secondo i sindacati e alcune società di consulenza non supererà i 700 euro.

di Massimo Morici
Pensione: cosa possono fare i precari per aumentarla
C'è una città poco più grande di Firenze che invecchiando rischia di finire in povertà: è quella dei circa 400.000 italiani che fanno lavori precari.
Per loro la pensione integrativa resta ancora un miraggio, pur restando l'unica via per ottenere un assegno pari a quello dei lavoratori dipendenti.
Accanto a quello che già versano ogni anno all'Inps o ad altri enti previdenziali, in cui vengono iscritti nelle gestioni separate, i precari dovrebbero infatti destinare ogni mese una parte del loro stipendio ai fondi pensione complementari o metterla in prodotti equiparati.
Investimenti che dopo 30 - 40 anni sono in grado di aumentare il proprio assegno pensionistico quel tanto che basta per mantenere lo stesso tenore di vita una volta ritirati dal lavoro.
Una scelta che però fanno ancora in pochissimi. Già, perché la maggior parte dei co.co.co co.co.pro, che hanno oggi un'età compresa tra i 18 e i 40 anni, continuano a viaggiare alla cieca.
Da una ricerca condotta due anni fa dal fondo americanoBlackRock YouGov su oltre 2.000 investitori italiani, era emerso come il tema della previdenza integrativa fosse ancora poco sentito, tanto che per il 41% degli intervistati la responsabilità della pianificazione della pensione ricadeva sullo Stato, mentre il 53% aveva dichiarato di non fare nulla in previsione della pensione.
Del resto nessuno, in via ufficiale, ha detto che il loro assegno pensionistico sarà pari a meno della metà dell'ultimo stipendio e, quindi, di poco superiore al sussidio minimo.
La "busta arancione", ossia la comunicazione ufficiale dell'importo del futuro assegno in base a quello che si è versato, come fanno gli enti previdenziali scandinavi, l'Inps non l'ha mai spedita.
E forse mai lo farà (l'ex presidente dell'Inps Mastrapasqua, in merito, parlò senza mezzi termini di "rischio di sommovimento sociale se dovessimo dare la simulazione della pensione").
A colmare la lacuna ci hanno pensato però negli ultimi anni i sindacati e alcune società di consulenza: la Cgil in epoca pre – Fornero per i precari stimò in media un assegno di poco superiore a 400 euro,mentre nelle più recenti proiezioni di Progetica, divulgate poche settimane fa dal Corriere della sera,la cifra sale a 670 euro per un 30enne parasubordinato, dopo 40 anni di contributi (considerando l'ultimo reddito di 1.370 euro e l'ipotesi di qualche interruzione contrattuale) e a 590 euro per un co.co.co (ultimo stipendio 1.240 euro al mese).
Numeri che danno un'idea di massima di quello che sarà il futuro per migliaia di lavoratori, anche se ogni storia lavorativa è un caso a sé.
Ma quanti soldi bisogna mettere da parte per avere una rendita almeno pari all'attuale stipendio? In generale, vale la regola che prima si inizia a risparmiare e meno si è costretti a versare ogni mese.
Costruirsi una pensione integrativa, infatti, costa: secondo una recente stima di Axa Mps, per ottenere una rendita integrativa di 500 euro al mese, un trentenne ne deve versare circa 300 ogni mese (che sono molti, visto che gli stipendi dei precari in media superano di poco i 1.000 euro), mentre a un quarantenne ne occorrono oltre 400 e a un cinquantenne ben 600.
Del resto investire nella previdenza integrativa richiede un notevole impegno economico anche per i lavoratori "più fortunati", che hanno stipendi e quindi aspettative più alte: ad esempio, per garantirsi una rendita lorda di 27.500 euro una volta in pensione (circa 2.300 euro al mese), secondo BlackRock occorrerebbe risparmiare nella vita lavorativa (e cioè fino a 65 anni) almeno 500.000 euro, e cioè 335 euro al mese, se si inizia a farlo a 25 anni, 610 euro a 35 anni e oltre 1.200 euro a 45.

Fonte: http://economia.panorama.it/soldi/pensione-precari-previdenza-complementare

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giovedì 10 aprile 2014

IL FATTO LAVORO E PRECARI - Il Jobs Act viola la normativa europea sul precariato

di  | 9 aprile 2014
Ce lo chiede l’Europa” è lo stucchevole refrain che governi di ogni genere hanno invocato, a torto o a ragione, negli ultimi venti e più anni per giustificare ogni tipo di schifezza partorita dai loro uffici legislativi, per imporre soluzioni insostenibili al Parlamento e al Paese. Un’insana, dal punto di vista democratico, moda e un modo, alquanto sfacciato, di evitare il dibattito nel merito delle proposte che ha comportato la sottrazione di fette sostanziose di sovranità.
Il Fatto QuotidianoFatto sta però che talvolta l’Europa, nonostante sia pesantemente infiltrata dalle lobby industriali e, soprattutto, finanziarie, le quali oramai legiferano al posto degli organi istituzionalmente competenti, ha varato anche misure più garantiste, per il lavoro e per i cittadini, di quelle che adottano i governi degli Stati membri.
E’ il caso del Jobs Act presentato dal governo RenziIn un recente post ho annunciato la decisione dei giuristi democratici di promuovere un ricorso alla Commissione europea contro questa misura. Si tratta di misura, dal punto di vista dei suoi effetti sostanziali, volta ad allargare a dismisura il ricorso da parte delle aziende al precariato, allontanando definitivamente il sogno di un lavoro stabile e di una vita normale per le giovani generazioni. Misura che peraltro, nonostante i favoleggiamenti del governo, non determinerà alcuna effettiva diminuzione del tasso di disoccupazione, riproponendo con infinita testardaggine la tesi, già smentita più volte dai fatti e dai dati, che basti aumentare il potere delle aziende e diminuire quello dei lavoratori per indurre le prime ad assumere più manodopera.
Il Jobs Act è pertanto una normativa profondamente sbagliata nel merito, il cui effetto reale sarà quello di far pendere ancora più la bilancia a favore della parte datoriale, alimentando lo squilibrio di fondo che è alla base delle problematiche sociali ed economiche (e anche politiche) vissute dal nostro Paese come dal resto del mondo. Una legge ispirata da un’ottica grettamente di classe (imprenditoriale) che costituisce la vera impronta distintiva del governo Renzi, che elargisce una mancetta fiscale mentre con l’altra mano cancella servizi pubblici e fa finta di colpire le banche mentre si prepara a nuove estese privatizzazioni, in primo luogo delle Poste.
Il nocciolo del decreto è costituito dalla possibilità illimitata di instaurare contratti precari senza alcuna causale. Per tale ragione, l’Associazione ha predisposto una denuncia alla Commissione dell’Unione Europea affinché venga aperta una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano per la clamorosa e frontale violazione del diritto comunitario, con riferimento alla Direttiva CEE 1999/70/CE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, nonché con i principi fondamentali della Carta Sociale Europea e delle convenzioni dell’Oil.
Come spiegano i giuristi democratici, “con tale nuova normativa, infatti, i contratti di lavoro precari, privi ditutela e sottopagati, diverranno la forma di gran lunga prevalente, e dunque la regola, di accesso al mercato del lavoro, rendendo vana e superata l’indicazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come “la forma comune dei rapporti di lavoro” che contribuisce “alla qualità della vita dei lavoratori interessati e a migliorare il rendimento”, come recita testualmente l’Accordo Quadro CES-UNICE-CEEP del 18 marzo 1999″.
Nel merito la Corte di giustizia dell’Unione europea ha già avuto modo di affermare fra l’altro quanto segue: “il fatto di ammettere che una disposizione nazionale possa, di diritto e senza ulteriore precisazione, giustificare contratti di lavoro a tempo determinato successivi equivarrebbe ad ignorare la finalità dell’accordo quadro, consistente nel proteggere i lavoratori dall’instabilità dell’impiego, ed a svuotare di contenuto il principio secondo il quale i contratti a tempo indeterminato costituiscono la forma comune dei rapporti di lavoro”.  Iltesto della denuncia presenta in modo analitico questi ed altri profili di illegittimità.
In conclusione, è evidente come il decreto-legge Renzi-Poletti si presenti quindi come manifestamente in contrasto con le normative europee applicabili. Tutte le associazioni e le persone che intendono aderire all’iniziativa possono scrivere a giur.dem.roma2@gmail.com .

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/09/il-jobs-act-viola-la-normativa-europea-sul-precariato/944710/

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