lunedì 24 marzo 2014

IL TEMPO - Bonanni a Renzi: "Jobs act da rivedere"

Il segretario Cisl al congresso del Movimento Cristiano Lavoratori: "Ai precari gli stessi contributi dei contratti a tempo determinato"

Cernobbio : 15� Forum ConfcommercioEliminare immediatamente i contratti di lavoro atipici. A cominciare dalle «finte» partite Iva e dai contratti a progetto. «Altro che Jobs Atc, questa l’unica politica per il lavoro». Il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, irrompe sul palco della seconda giornata del XII Congresso del Movimento Cristiano Lavoratori, inviando più di qualche stilettata al premier Matteo Renzi. E invitandolo al «coraggio che i suoi predecessori non hanno mai avuto». In alternativa, dirà poi ai giornalisti a margine del suo intervento, «garantire ai precari gli stessi contributi dei contratti a tempo indeterminato e decretare una somma salariale sotto la quale non si può scendere» (ma, per carità, meglio non parlargli di «reddito minimo garantito»). Ma nel Job Act non c’è anche il riferimento ai contratti atipici? Prova a spiegare il pensiero dell’«amico» Bonanni, sempre a margine, il presidente del Mcl, Carlo Costalli: «Affidare queste riforme alla legge delega – afferma il padrone di casa – significa avviare un iter che dura almeno due o tre anni. E, tra l’altro, con l’incertezza di sapere come questa legge entra in Parlamento, ma di non poter prevedere con quali modifiche ne uscirà». Ma le piccole e medie imprese italiane sono pronte al dialogo su questo punto? «Certo – conferma Costalli – se gli si dà la forte defiscalizzazione dei contratti a tempo determinato e dell’apprendistato».
Nonostante le timide aperture delle scorse settimane, il Jobs Atc renziano proprio non convince Bonanni. Che dal palco ne approfitta per dettare la sua di linea. E le condizioni affinché il più cattolico fra i sindacati confederali possa sposare quella «apertura di credito» confermata dal Mcl per bocca di Costalli e dai partiti centristi. «Il lavoro non viene dal Jobs Act – afferma Bonanni – Il lavoro viene dalla buona economia. E la buona economia si produce attraverso la cura dei fattori di sviluppo, che rassicurano gli investitori. Oggi questi fattori sono rovinati». Bonanni punta ad esempio sull’energia, che «costa molto di più». «Non vogliamo il nucleare – racconta - ma neanche il carbone pulito, e nemmeno l’eolico. Insomma non vogliamo nulla. Eppure i nostri prodotti potrebbero essere competitivi se l’energia avesse un costo inferiore. Tante aziende multinazionali non investono per queste ragioni». Il nemico, secondo il segretario Cisl, è il «luogocomunismo, il partito più grande d’Italia». «Ci sono interessi contrari – denuncia - c’è la rendita nel settore dei petroli e delle oligarchie politiche che pensano di gestire il settore privato come se fossero municipalizzate. Cioè per interessi politici».
Ma gli strali a Renzi non sono finiti. Si parla di contratti, come detto («c’era in ballo il contratto unico, poi ho scoperto che erano solo chiacchiere»). Ma anche di famiglia. «Le nostre famiglie non spendono più niente – prosegue Bonanni – perché non hanno più niente. Le imprese italiane esportano di più, ma non c’è sfogatoio interno. Bene ha fatto Renzi ad aggredire la tassazione alle famiglie, ma dovrebbe fare la stessa cosa per i pensionati più poveri, che hanno sulle spalle la disoccupazione di figli e nipoti. Renzi dia qualche soldo anche a quella gente». L’invito al «popolo cattolico» è quello di «andare contro corrente» e di cogliere «gli spunti formidabili che arrivano da Papa Francesco».
L’altro ospite d’onore della seconda giornata del Congresso è stato Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, l’altro storico movimento cattolico italiano dei lavoratori. Anche Bottalico parla di Jobs Act, stavolta con toni meno critici rispetto al segretario Cisl: «Con questa proposta – spiega - Renzi ha avuto merito di riportare il lavoro al centro della discussione politica. Ci si è resi conto che il rigore ad ogni costo è impossibile da attuare e, anzi, rischia di portarci al fallimento. Oggi esiste una disuguaglianza crescente a causa dell’assolutizzazione del profitto».
Vincenzo Bisbiglia
Fonte: http://www.iltempo.it/economia/2014/03/23/bonanni-a-renzi-jobs-act-da-rivedere-1.1232592?localLinksEnabled=false

Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.

IL FATTO LAVORO E PRECARI - Più lavoro ma precario: Hartz IV e Jobs act, i programmi che uniscono Renzi e Merkel

Dietro ai sorrisi nel primo incontro con il premier, la condivisione della cancelliera per un modello per l'impiego vicino a quello varato da Schroeder che poi pagò con un pesante travaso di voti a sinistra. La Cdu si "impossessò" di quel sistema e lo portò a compimento. Oggi la disoccupazione tedesca è ferma al 6,9%, ma su 42 milioni di lavoratori 5 hanno redditi basati sul mini-impiego.

Più lavoro ma precario: Hartz IV e Jobs act, i programmi che uniscono Renzi e Merkel
Sorrisi, strette di mano e pose fotogeniche, meglio di così non poteva andare, almeno all’apparenza, il primo incontro da premier di Matteo Renzi con Angela Merkel. Non c’è stata nessuna provocazione, come aveva azzardato il quotidiano Die Welt alla vigilia. Nessuna prova di forza per ottenere il permesso a fare qualche debito in più per finanziare il programma anti-crisi. Non c’è stato bisogno di incrociare le armi perché Angela Merkel desse il via libera alle misure sin qui annunciate da Renzi, incluso il famoso taglio dell’Irpef per i redditi inferiori a 25000 euro lordi che fa ottanta euro in più al mese in busta paga. Dieci miliardi in più sui conti dello Stato (7 se si conta quel che resta dell’anno) che in teoria avrebbero dovuto far saltare su tutte le furie l’alleata. E invece niente. Angela Merkel non ha fatto una piega. Nessuno però ignora – men che mai la cancelliera – che la promessa di Renzi di chiudere il 2014 con un deficit al di sotto del fatidico tre per cento del Pil è un azzardo. La scommessa si gioca sulla speranza che il prodotto interno cresca quel tanto necessario a far scendere in termini percentuali il deficit. Difficile. L’effetto espansivo della riduzione delle tasse potrebbe essere molto più modesto del previsto. La spending reviewe i tagli alla spesa pubblica possono neutralizzare i benefici sulla domanda interna.
E’ come se, momentaneamente, Angela Merkel avesse deciso di relegare ai margini quella dottrina dell’austerità, della quale è stata sinora la più intransigente paladina. Sarà un caso – o forse no – ma la cancelliera ha preferito mettere l’accento sulla riforma del mercato del lavoro. Al di là delle formali rassicurazioni a rispettare il patto di stabilità, la vera natura dell’accordo raggiunto a Berlino consiste in quello che l’economista Emiliano Brancaccio ha definito uno scambio tra un po’ meno di austerità e un po’ più di precarietà del lavoro. Da un lato, la velata disponibilità della Germania a tollerare, eventualmente, qualche punto decimale in più di deficit a fine anno; dall’altro, l’impegno dell’Italia a riformare il mercato del lavoro – nella segreta speranza che precarizzazione faccia rima con crescita. “La Germania sa bene per propria esperienza che occorre il fiato lungo per cambiare il mercato del lavoro”. Sottinteso: l’Italia segua la stessa strada dei tedeschi. 
AGENDA 2010
La riforma oggi lodata da Angela Merkel, in realtà, ha visto la luce per opera del suo avversario politico e precedessore, il cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder. Fu il governo di quest’ultimo, nel lontano 2002, a istituire una commissione per riformare il mercato del lavoro. Alla sua guida Schroeder mise uno dei suoi più influenti consiglieri personali, l’ex manager della Volkswagen Peter Hartz. Il quarto e ultimo stadio della legge (da cui il nome “Hartz IV”) è entrato in vigore nel 2005, come parte di un più complessivo ridisegno del welfare tedesco, la cosiddetta Agenda 2010.
Le misure principali sono due. La prima è la limitazione del vecchio sussidio di disoccupazione a un massimo di due anni, trascorsi i quali subentra un contributo mensile di circa 480 euro (Arbeitslosengeld II), vincolato però all’obbligo di accettare qualsiasi lavoro venga offerto dalle agenzie di collocamento (i jobcenter), anche qualora l’impiego non corrisponda alla professionalità del lavoratore. La seconda consiste nell’aver istituzionalizzato le tipologie flessibili di contratto, a part-time, stagionali o a tempo determinato. Ma a far deflagrare il mercato del lavoro sono stati i cosiddetti minijob, contratti atipici a costo zero sul piano fiscale per gli imprenditori e con retribuzioni non superiori ai 480 euro mensili. Gli unici contributi previsti sono il minimo indispensabile da versare nelle casse della previdenza sociale, a carico dello Stato.
IL BILANCIO DELLA RIFORMA
Un regalo per le imprese tedesche, che possono disporre di un esercito di manodopera a basso costo e senza vincoli giuridici, da impiegare soprattutto in occupazioni a medio-bassa qualifica. Di fatto, un aiuto di Stato alla propria impresa nazionale. Il successo delle esportazioni tedesche e soprattutto la bilancia commerciale in attivo è, in gran parte, da ricondurre a questa disponibilità di manodopera, oltre che alla solidità di un sistema industriale e di apprendistato mai smantellato.
Le statistiche ufficiali ci dicono che oggi la Germania ha un tasso di disoccupazione del 6,9 per cento, che dovrebbe salire al 7,3 nell’anno in corso – comunque tra i più bassi in Europa. Quello che i sostenitori della riforma Hartz IV definiscono il Jobwunder, il miracolo tedesco dei posti di lavoro, si traduce nella cifra di 41,8 milioni di occupati nel 2013, un numero in crescita per il settimo anno consecutivo, 0,6 % in più rispetto a quello precedente. E per il 2014 gli esperti prevedono un nuovo record.
I critici della riforma, però, fanno notare che all’aumento di posti non corrisponde una crescita economica. Nel 2013 il Pil tedesco è avanzato solo dello 0,4 %. Il segno che la creazione di nuovi posti di lavoro non è l’effetto della crescita economica, come comunemente s’intende, ma della semplice redistribuzione del lavoro che già c’era. Il volume complessivo di lavoro cresce infatti in misura molto ridotta, mentre la media di tempo lavorato per singolo occupato è in realtà scesa. Questo significa che dove in passato c’erano rapporti lavorativi a tempo pieno, oggi invece aumenta il lavoro precario e a part-time. La prova inequivocabile è la diffusione dei minijob che ormai riguardano all’incirca sette milioni e mezzo di tedeschi, quasi un quarto di tutti gli occupati. Per una parte di loro (2,7 milioni) si tratta di arrotondare lo stipendio. Per gli altri è pura sopravvivenza. Un “minijobber”, in un anno, può maturare al massimo una pensione di 4,45 euro al mese.
La Germania oggi è spaccata in due: da un lato, gli occupati che godono di retribuzioni alte, pensioni e assistenza sanitaria di qualità; dall’altro, una fascia di lavoro precario e bassi salari che non può neppure partecipare al gettito fiscale del paese.
IL MERKELLISMO E LA CRISI DELLA SPD
La riforma si è tramutata in un boomerang per il partito che l’ha varata e in un beneficio politico per Angela Merkel. La Spd ha pagato un duro prezzo. Non solo per le divisioni interne e la spaccatura con i sindacati – tradizionalmente una roccaforte della socialdemocrazia tedesca – ma anche in termini di frantumazione del proprio elettorato e di voti persi. Il punto più basso, i socialdemocratici, l’hanno toccato nelle elezioni del 2009: appena il 23 per cento rispetto al 34,2 del 2005 e al 38,5 del 2002. Alle ultime elezioni per il Bundestag nel settembre scorso, nonostante abbia tentato di recuperare un’anima più “keynesiana”, la Spd si è fermata al 25,7. E, se non bastasse, alla sua sinistra è cresciuta la concorrenza della Linke, oggi il terzo partito tedesco con l’8,6 per cento e, non a caso, principale – se non unica – formazione a opporsi frontalmente alla riforma Hartz IV.
Sull’altro versante, la Spd si è vista sovrastare dal fenomeno Merkel, alla quale gli stessi socialdemocratici hanno fornito la principale arma di stabilità di governo. La natura stessa del “merkellismo” poggia sugli effetti materiali della riforma: sul fronte esterno, la competitività e la conquista dei mercati; sul fronte interno, un modello di conservazione fondato sulla pacificazione sociale, sulla difesa del Paese dalla crisi mondiale in cambio di maggiore precarietà del lavoro e su misure politiche venate di socialdemocrazia, indirizzate a gruppi sociali specifici, come gli aiuti alle famiglie o le pensioni per le mamme.
Un modello di conservatorismo sociale che Matteo Renzi si appresta ora ad applicare all’Italia in circostanze politiche analoghe. In Germania sono stati i socialdemocratici a farsi carico di attuare una riforma rivelatasi congeniale al campo politico avversario, col risultato di minare il proprio radicamento sociale. Da noi, con il Jobs Act e l’introduzione del contratto a termine di tre anni, potrebbe ripetersi la stessa storia. Il Pd rischia di immolarsi nell’illusione di poter conquistare e mantenere il potere ricorrendo alle armi dell’avversario. 

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/22/piu-lavoro-ma-precario-hartz-iv-e-jobs-act-i-piani-occupazione-che-uniscono-renzi-e-merkel/919776/

Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.

IL FATTO QUOTIDIANO LAVORO E PRECARI - Governo Renzi, il testo integrale del decreto lavoro



Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/21/governo-renzi-il-testo-integrale-del-decreto-lavoro/922563/

Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.

LEGGI OGGI - Pensioni, i precari salvano il sistema e per loro cresce ancora l’aliquota

Tutta Italia – e in particolare, quella che percepisce una pensione – deve essere grata ai lavoratori precari. Malgrado le varie riforme cerchino con insistenza di delimitare il ricorso delle aziende a questo genere di rapporti di subordinazione, è grazie ai lavoratori nelle condizioni contrattuali più svantaggiose se il sistema previdenziale riesce a mantenersi in piedi.
L’Inps, insomma, è ancora vivo proprio in virtù dei contributi versati da quei cittadini sprovvisti quasi di ogni genere di tutela, ossia i parasubordinati con rapporti di collaborazione più o meno duraturi. Non a caso, infatti, pare dietro l’angolo l’incremento di aliquota contributiva al 33%, una decisione che dovrebbe assicurare i disavanzi accumulati nelle precedenti gestioni, e garantire il solito apporto di ossigeno alle casse della previdenza.
precariLa modifica definita, dovrebbe portare al 33,72% entro il 2018 il margine di contribuzione richiesto ai lavoratori sprovvisti di tutela pensionistica, partendo dall’attuale 28%, fino ad arrivare progressivamente a alla nuova quota di un terzo.
Dunque, l’esercito dei precari e di coloro che svolgono lavori di collaborazione a tempo limitato è l’unica speranza di sopravvivenza per l’Inps e ciò in virtù di quel meccanismo che gli esperti definiscono come “accredito contributivo”, per i quali gli anni effettivamente lavorati non corrispondono a quelli in cui si sono versati i contributi previdenziali. Ciò accade in virtù del minimale contributivo, previsto da diverse gestioni separate e al di sotto del quale non è possibile scendere per gli iscritti. Questo dato viene aggiornato in base alle giornate effettivamente lavorate da parte del lavoratore precario e andrà saldato da parte del datore.
L’elenco dei lavoratori chiamati a questo ulteriore sforzo contributivo comprende i parasubordinati, i co.co.pro., i co.co.co., i mini co.co.co. e tutti gli altri soggetti a un rapporto di lavoro senza tutele e delimitato temporalmente.
A questi, vanno aggiunti i lavoratori che prestano opera tramite voucher e quelli sotto forma di associazione in partecipazione, i quali, da luglio, quando cioé, scadrà il periodo di agevolazione per i versamenti previdenziali, hanno già pronto il proprio spazio nel calderone dei contributi silenti, così come tutte le altre categorie di precari.
Vai allo speciale pensioni

Fonte: http://www.leggioggi.it/2014/03/24/pensioni-precari-salvano-il-sistema-e-per-loro-cresce-ancora-laliquota/

Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.

domenica 23 marzo 2014

IL FATTO LAVORO E PRECARI - Camusso: “Il governo Renzi ha esordito malissimo sulle regole del lavoro”

La leader della Cgil, intervenuta durante il Forum di Confcommercio a Cernobbio, ha spiegato i motivi della sua contrarietà alle nuove norme su contratti a termine e apprendistato: "Alimenta la precarietà". Bonanni (Cisl) intanto critica il numero uno di Confindustria Squinzi che aveva minacciato di spostare da Milano al Canton Ticino il quartier generale di Mapei: "Basta con il populismo"

Camusso: “Il governo Renzi ha esordito malissimo sulle regole del lavoro”

“Il governo ha esordito bene sul piano dei redditi, ha invece esordito malissimo sul piano delle regole del lavoro“. Il decreto lavoro del governo Renzi (scarica il pdf) non piace a Susanna Camusso. La leader della Cgil, intervenuta durante il Forum di Confcommercio a Cernobbio, ha spiegato i motivi della sua contrarietà alle nuove norme su contratti a termine e apprendistato: “Il problema è che il lavoro in Italia è poco, lo scivolamento verso la povertà non è solo un aspetto di diseguaglianze generali, ma è il frutto di una presenza di lavoro povero e dell’assenza di lavoro. La vera politica del lavoro per cambiare orizzonte è che tutte le risorse disponibili vadano mosse per creare lavoro”.
E la creazione di occupazione, secondo Camusso, non passa da “un decreto che viene fatto sui contratti a termine e sull’apprendistato”: “Non lo condividiamo e lo diciamo con grande serenità. Non si investe in formazione, ma nuovamente sulla precarietà. E’ invece un intervento utile la misura sui contratti di solidarietà“, ha aggiunto Camusso, anticipando che “ci confronteremo con i parlamentari per cercare dimodificare il decreto“.
Sempre da Cernobbio il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha risposto a distanza al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che ieri aveva minacciato di spostare da Milano al Canton Ticino il quartier generale di Mapei (azienda che produce materiali chimici per l’edilizia amministrata da Squinzi, ndr), “di fronte a 5 o 6 anni di attesa per poterlo realizzare”. ”Basta con il populismo – ha ribattuto Bonanni – Bisogna riprendersi l’alleanza tra lavoratori e imprese. Il populismo ci sta rovinando. Troppi populisti stanno scavando la fossa alle imprese”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/22/camusso-il-governo-renzi-ha-esordito-malissimo-sul-piano-regole-del-lavoro/922543/

 Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.

INGENERE - Renzi, il jobs act e la precarietà infinita

Ancora una riforma che, in tema di lavoro, punta solo a una ulteriore flessibilizzazione dei contratti. Le conseguenze saranno gravi per i giovani e per le donne. Ecco perché.
di Chiara Saraceno
Anche Renzi, come chi lo ha preceduto, sembra ritenere che il problema principale del mercato del lavoro in Italia sia la rigidità dei contratti di lavoro, non la carenza di domanda. Perciò, nonostante nel solo 2013 si siano persi 413.000 posti di lavoro (dati Istat), il primo pezzo del tanto annunciato jobs act è una ulteriore flessibilizzazione dei contratti di lavoro, con l’allungamento della possibilità di rinnovare i contratti a termine fino a otto volte in tre anni. Ciò significa la possibilità di spezzettare un rapporto di lavoro in contratti di 4-5 mesi, salvo ricominciare da capo, con un nuovo lavoratore/lavoratrice allo scadere dei tre anni. Come ciò si concili con il promesso contratto unico a tutele crescenti rimane un mistero. Ed è difficile che questa ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro favorisca la ripresa economica, ovvero la competitività delle nostre imprese a livello nazionale. È, infatti, un forte scoraggiamento ad investire sulla forza lavoro, specie su quella in ingresso, dato chel’orizzonte temporale della “prova” si allunga a dismisura ed assume ancora più di prima un carattere neppure tanto sottilmente minaccioso, o ricattatorio, dato che rinnovi o mancati rinnovi possono avvenire a tempi cortissimi.
Nella stessa direzione va la modifica, un vero e proprio ritorno indietro, dell’apprendistato, con l’eliminazione sia dell’obbligo a garantire formazione, sia di quello ad assumere a tempo determinato almeno un venti per cento degli apprendisti prima di avviare nuovi contratti di apprendistato – una delle buone innovazioni introdotte da Fornero. La differenza tra contratti di apprendistato e contratti a termine si annulla di nuovo, pur rimanendo a livello formale (ciò che probabilmente aprirà a nuove sanzioni UE).
Se questo è il modo di investire sui giovani, di offrire loro un orizzonte di vita meno incerto dell’attuale, mi sembra che non ci siamo proprio. Perché sono loro i primi cui si applicherà questa doppia estensione della precarietà, fatta di contratti brevi senza alcuna ragionevole garanzia di stabilizzazione dopo tre anni di rinnovi (se va bene). Sono loro i primi a rischiare di entrare in una porta girevole all’infinito, che oltretutto difficilmente consentirà loro di maturare diritti a una indennità di disoccupazione decente, tra un rinnovo e l’altro. Senza che si crei un solo posto di lavoro in più e probabilmente senza fermare l’emorragia di posti di lavoro –  moltissimi dei quali stabili, a tempo indeterminato - in corso ormai da anni.
Per le donne, poi, vi saranno costi aggiuntivi. La possibilità di fare contratti brevi, rinnovabili più volte, consentirà ai datori di lavoro di ignorare del tutto legalmente la norma sul divieto di licenziamento durante il cosiddetto periodo protetto. Non occorrerà neppure più far firmare, illegalmente, dimissioni in bianco, o indagare, sempre illegalmente, sulle intenzioni procreative al momento dell’assunzione. Basterà fare loro sistematicamente contratti brevi, non rinnovandoli alla scadenza in caso di gravidanza. Con l’ulteriore conseguenza negativa che molte donne non riusciranno a maturare il diritto alla indennità di maternità piena. E faranno fatica ad iscrivere il bambino all’asilo nido, dato che non potranno dimostrare di avere un contratto di lavoro almeno annuale.
Chissà se, come ha fatto la ministra Boschi per la questione delle norme antidiscriminatorie nella legge elettorale, le ministre considereranno anche questa penalizzazione aggiuntiva per le donne di una riforma già di per sé negativa, un piccolo scotto del tutto marginale da pagare sull’altare delle riforme “epocali”.

Fonte: http://ingenere.it/articoli/renzi-il-jobs-act-e-la-precarieta-infinita

Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.

GAZZETTA AMMINISTRATIVA - Contratti a tempo determinato: i chiarimenti del Ministero sulla nuova disciplina

News 21 Marzo 2014 - Area Amministrativa

Gazzetta Amministrativa - Torna alla Home PageI mezzi di informazione hanno dedicato ampio spazio alle misure previste dal piano per il lavoro messo a punto dal Governo. Alcuni commenti hanno sollevato delle perplessità sull'efficacia e la reale innovatività dei provvedimenti, relative, in particolare, alle disposizioni riguardanti i contratti a tempo determinato. 
Per chiarire alcuni dubbi interpretativi, il Ministero del Lavoro e' intervenuto con apposito comunicato evidenziando come con l'entrata in vigore del decreto legge il datore di lavoro può sempre instaurare rapporti di lavoro a tempo determinato senza causale, nel limite di durata di trentasei mesi. 
Viene così superata la precedente disciplina che limitava tale possibilità solo al primo rapporto di lavoro a tempo determinato. Inoltre, la possibilità di prorogare un contratto di lavoro a termine in corso di svolgimento è sempre ammessa, fino ad un massimo di 8 volte nei trentasei mesi. Rimane, quale unica condizione per le proroghe, il fatto che si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato inizialmente stipulato. Nell'introdurre il limite del 20% di contratti a termine che ciascun datore di lavoro può stipulare rispetto al proprio organico complessivo, il decreto fa comunque salvo quanto disposto dall'art. 10, comma 7, del D.lgs. 368/2001, che da un lato lascia alla contrattazione collettiva la possibilità di modificare tale limite quantitativo e, dall'altro, tiene conto delle esigenze connesse alle sostituzioni e alla stagionalità. Infine, per tenere conto delle realtà imprenditoriali più piccole, è previsto che le imprese che occupano fino a 5 dipendenti possono comunque stipulare un contratto a termine. Con questi interventi, conclude il Ministero, il governo ha inteso offrire la risposta ritenuta più efficace alle attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo del Paese. 
Naturalmente, si tratta di misure sulle quali il Parlamento sarà chiamato a pronunciarsi fin dai prossimi giorni e potrà fornire spunti e proposte per un loro eventuale miglioramento.

Fonte: http://www.gazzettaamministrativa.it/opencms/opencms/_gazzetta_amministrativa/gazzetta_informa/area_amministrativa/2014/marzo/News_21-03-2014/index.html?ref=nl_21-03-2014#-1078850599

Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.

venerdì 21 marzo 2014

MGL - Comunicato Stampa 21 Marzo 2014

MGLSorprendono le dichiarazioni rese a mezzo stampa, nel corso delle ultime settimane, da parte di alcuni amministratori locali, in merito ai contenuti della legge regionale di stabilità n 5/2014, lamentando che questa condiziona pesantemente non solo le procedure di stabilizzazione ma la stessa prosecuzione delle attività del personale in forza con contratto a termine e/o utilizzato in ASU, tralasciando un’aspetto prioritario di tutta la vicenda, ovvero la loro estraneità e mancata attenzione al problema, all’atto in cui questo era dibattuto ai tavoli istituzionali, commissioni di merito e aula, sorvolando e lasciando cadere nel vuoto i ripetuti inviti e le continue sollecitazioni fatte da questa segreteria MGL Regione e Autonomie Locali, assecondando chi dispensava tranquillità e annunciava ora la proroga per 36 mesi ora contributi per dieci anni .
Ci preoccupa ancora di più, oggi, il fatto che la regia di questo misfatto non è cambiata e indisturbata continua ad operare dietro le quinte con disinvoltura, compiacente con quelle forze politiche che fra mille intrighi e compromessi vari intende portare a termine e consolidare i propri interessi che assolutamente non coincidono con quelli propri della categoria presa in esame, ancor peggio è la distanza e il disinteresse dei lavoratori interessati dal problema, che assecondano tacitamente senza porsi alcun perché; anche in presenza di una normativa regionale chiara com'è l’art 30 della legge regionale n 5 del 28 Gennaio 2014, che non lascia spazio e dubbi ad alcuna interpretazione soggettiva.
Come segreteria MGL Regione e Autonomie Locali, siamo impegnati più che mai in un’operazioneVERITA’! fatta di incontri territoriali, convocati su tutto il territorio regionale, per scuotere le coscienze intorpidite di una categoria che ha i numeri e la possibilità concreta per far sentire la propria VOCE !prima che sia troppo tardi e venga soffocata da chi rappresenta una verità deviata, che solo nell’indifferenza del singolo che non vuol vedere può attecchire.
Dall’altra parte intendiamo essere come sempre propositivi, pretendendo il rispetto degli impegni assunti in aula su nostra sollecitazione, durante la discussione dell’art 30 della L.R. 5/2014, da parte del Presidente della V Commissione Lavoro; riportando sul tavolo istituzionale una proposta concreta e sostenibile che modifichi e integri la norma in parola, stante che quella a regime sarà di difficile attuazione per il 90% degli enti e amminstrazioni pubbliche interessate; a tal uopo abbiamo ricercato un'interlocuzione con l’ANCI Sicilia, al fine di rappresentare unitariamente e condividere una posizione comune su quanto da attenzionato.
Bisogna che l’improvvisazione dell’attuale Governo Regionale, assecondato nel silenzio da una classe politica poco attenta e responsabile lasci spazio ad una concreta programmazione; che non si dia corso a persecuzioni in nome e per conto di una finta moralizzazione della politica, evitando in futuro di assistere a uscite estemporanee e del tutto fuori luogo da parte di alcuni Uffici regionali .
Non ultima la disposizione emanata dal Dipartimento Lavoro con la quale si richiede al personale utilizzato in ASU, entro il termine perentorio di gg 5 dalla sua pubblicazione, apposita  certificazione ISEE, senza che questa trovi riscontro nella normativa vigente in materia, oltre a non tenere conto che detta certificazione rileva il reddito complessivo del nucleo familiare e non già quello individuale del lavoratore interessato .
Come MGL Regione e Autonomie Locali, siamo perché i controlli vengano effettuati in modo serio e concreto, senza tralasciare alcunché ma il tutto nel rispetto delle leggi vigenti che regolamentano la materia.
Se nel corso degli anni, sono stati omessi dei controlli da parte degli organi preposti, ci sono precise responsabilità che non sono da ricercare nel lavoratore  ma in chi era preposto ad attivarli, ossia nello stesso Dipartimento che ha emanato la direttiva sotto accusa.
Fino a norma contraria, il lavoratore utilizzato in ASU non istaura alcun rapporto di lavoro, pertanto mantiene lo stato di disoccupazione e l’iscrizione in I classe.
Questo, può nel corso dell'anno solare (1 Gennaio 31 Dicembre ) accettare e istaurare rapporti di lavoro occasionali o partime, purchè il reddito complessivo individuale al lordo  non superi la soglia € 7.200,00  oltre il quale si decade .
L’assegno per le attività socialmente utili è incompatibile con i trattamenti pensionistici diretti a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi esonerativi ed esclusivi dell’assicurazione medesima .
I lavoratori titolari di assegno o di pensione di invalidità possono optare per l’assegno per attività socialmente utili.
Per quanto sopra, riteniamo infondata e del tutto fuori luogo la disposizione emanata dal Dipartimento Lavoro, che oggi non può, nel modo più assoluto, assimilare  la platea dei lavoratori ASU, destinatari della emanata disposizione con quella del personale PIP, per i quali è stato esitato apposito provvedimento normativo che trova riscontro nell’art 34 della legge regionale n. 5/2014.
Come segreteria MGL Regione Autonomie Locali, oltre a inoltrare apposita nota la Dipartimento interessato, aver portato a termine un‘incontro con i funzionari preposti presso lo stesso Dipartimento Lavoro, abbiamo investito direttamente la deputazione regionale perché intervenga in aula presentando interrogazioni nel merito all'assessore al ramo  .
Si dà notizia, altresì che sono state completate da parte degli Uffici regionali del dipartimento Lavoro l’emissione dei mandati di pagamento relativi alle some dovute a saldo per l'esercizio finaziario anno 2013, quale quote di cofinanziamento agli enti ai sensi della LR 16/06; alla luce di quanto sopra gli enti autonomamente provvederanno per quanto di competenza a richiedere l’accredito delle somme mediante prelevamento alla cassa di riferimento.
Stiamo vigilando sulla definizione e firma del decreto relativo alla ripartizione dei fondi per l’anno 2014, determinati a intervenire in caso di ritardi che potrebbero compromettere il pagamento di dette spettanze agli enti e quindi ai lavoratori interessati.
  
Si rinnova l'invito a  tutto il personale interessato a prendere parte all'incontro territoriale in programma :
  
Per la provincia di Palermo
  
Lunedì 24 Marzo 2014 ore 15:30
  
c/o Teatro Comunale  Comune di Godrano
  
                                                                     Il Segretario Generale
                                                                                     Giuseppe Cardenia

Fonte: http://www.insiemeassociati.it/

Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.

IL FATTO LAVORO&PRECARI - Jobs Act: la riforma che ci rende più precari!

Giuliano PolettiIl Jobs Act , come fa notare Chiara Saraceno in un suo articolo, precarizza ulteriormente le nostre vite. Le frantuma, ci rende ricattabili. Il capitale si muove a livello globale. C’è libertà di circolazione per le merci, ma non per gli esseri umani. Se parlo di ammortizzatori e regole a garanzia di chi lavora mi dicono che gli imprenditori sono liberi di chiudere e delocalizzare e allora bisogna sottostare ai loro capricci.
Il Jobs Act di Matteo Renzi è perciò solo l’ultima botta che serve a togliere garanzie ai lavoratori. È il solito modo per agevolare i ricchi e rendere più schiavi i poveri, ovvero quelli che con il proprio lavoro, realizzano una ricchezza che si misura nelle Ferrari che i ricchi esibiscono qui e là.
Conosco tutta la retorica che ti rifilano i politici filoimprenditori per dirti che se vuoi lavorare ed essere anche pagata per questo sei un po’ fuori moda. Bisogna essere intraprendenti, scordarsi il posto fisso e congelare l’intelligenza. Sicché vorrei si capisse bene qual è la prospettiva e cosa significa per una persona precaria essere “alla moda”.
Tu nasci, cresci (consumi e crepi), studi, cerchi lavoro e non ne trovi solo uno, ne provi perfino tre, da svolgere lo stesso giorno, tutti precari e li svolgi con tenacia perché speri che almeno uno di questi ti servirà a realizzare qualcosa di più duraturo. Fai l’impiegata, la cameriera, la lavacessi, la cubista, la creativa, la commessa, la ricercatrice, la sex worker, la consulente, la rappresentante, l’animatrice, la comparsa nei convegni politici, la influencer, la addetta stampa, la segretaria, usi il computer, sai fare un sacco di belle cose, e ancora studi, ti aggiorni, ti prepari, ma sempre precaria resti. Guardi con tenerezza ragazze e ragazzi che perdono tempo prezioso a leccare il culo a docenti e capi, nella speranza di una migliore collocazione, poi vedi crescere la rivalità e la guerra tra poveri, meschinerie tra lavoratori non garantiti, ti sorbisci ore e ore di inutili lezioni sulla bellezza del fare impresa e nessuno dice che se non hai un soldo quel “fare impresa”, aprir bottega, significa solo fare debiti per rifocillare le banche e poi un giorno perire di suicidio perché non ce la fai più.
Di tutti i lavori che fai, in bianco, in nero, in beige, in viola, non hai di che accumulare neanche un mese di contributi. Non puoi neppure dire che sei disoccupata perché tutti ‘sti lavoretti, in realtà, anche se fosse che guadagni quasi niente e lo fai per la gloria, dicono il contrario. Perciò la precarietà è la condizione che impedisce di rilevare i veri livelli di disoccupazione che sono il doppio, se non il triplo, rispetto alla cifra ufficiale. Da disoccupata e in vena di esigere risarcimento di qualche contributo ti scontri poi con quel mostro di totale impenetrabilità che è l’Inps. L’ultima volta che sono andata ho barattato monete per il numero 39 che di sicuro veniva prima del 323. Invidiai l’enorme intraprendenza del barattatore.
Il centro per l’impiego è buono per farci indagini sociologiche. Nulla di più. Tra tanto fumo trovi perfino lo sportello “donna”. Superi l’impaccio per l’incasellamento biologicamente sessuato, ti chiedi se mai daranno udienza ad una trans, e vai lì a sentire che hanno da dirti. Prima di te allo sportello accede una migrante. Illustra molte difficoltà, chiede qualunque lavoro perché ne ha bisogno. L’impiegata le rifila solo due depliant coloratissimi e tu pensi che almeno non corri il rischio di essere rinchiusa in un Cie se ti trovano senza unpermesso di soggiorno.
Nella mia terra, d’altro canto, sappiamo bene che avere pregiudizi nei confronti di chi va a cercare lavoro altrove è un’idiozia. Tante sono le persone che vedi partire e vivere di pendolarismi per guadagnarsi il pane. Così vai altrove, senza paracaduti sociali, senza casa, affetti, senza storia, portandoti dietro un bagaglio scarno delle cose dalle quali non riesci a separarti, cose sciocche, a volte, apparentemente insignificanti, incluse due o tre fotografie che ti aiutano a non sradicare i neuroni oltre che i corpi, e in quell’altrove la storia comunque non cambia.
Continuerai a fare la precari(A), a preparare curriculum in cui aggiungi o togli qualifiche ed esperienze a seconda se partecipi ai lieti casting per le pulizie di uffici o per progettare il mondo che verrà. Ogni tantosmetti di cercare e ti deprimi perché un po’ sei stanca di farti prendere in giro. Mandi a quel paese quelli che nei colloqui ti dicono che se vuoi lavorare devi pagare un corso di formazione di 500 euro per tre giorni. Con grande senso dell’umorismo compili questionari, test psico-attitudinali, e partecipi a prove e colloqui che durano 48 ore per un lavoro che non c’entra con la Nasa ma ha a che fare con la presentazione di prodotti presso i grossi centri commerciali. Infine capisci che devi imparare a vendere il prodotto più prodotto che c’è tra tutti, ovvero, te stessa, concorrenza permettendo. Ed è di questa capacità che Renzi, a me sembra, sia dotato. È parte di quella generazione che dai Co.Co.Co, ai Co.Co.Pro, alle partite Iva e ai contratti interinali, non ha mai visto un contratto a tempo indeterminato.
Non so come sia andata a lui, anzi lo so, ed è un bel lavoro la politica istituzionale. Buon guadagno, ottima pensione. A noi però è toccata solo la precarietà. E sapete qual è la conclusione? Che per vendersi bisogna essere sempre giovani, con un’immagine perfettamente curata. Perciò c’è chi deve investire risorse anche per prepararsi a superare colloqui a cinquant’anni e comunque sia non la spunta perché ti trovi a competere con chi ne ha trenta ed è precaria tanto quanto te.
Questo è il destino che ci/vi riguarderà un po’ tutti e, in assenza di una reale mobilità e di opportunità, l’Italia che non ti dà reddito e precarizza ancora di più il lavoro, con la possibilità che siano licenziati anche quelli che hanno contratti a tempo indeterminato e con le risorse di genitori e nonni che sono già finite, si ritroverà ad affrontare prospettive disastrose. 
Vede Presidente Renzi, il fatto è che a Precarilandia non siamo scemi. La precarietà riguarda tanta gente come me che ha gli strumenti culturali per capire quello che succede. Quello che lei sta promuovendo è un sistema che massacra le persone e che dopo averle sfruttate ben bene poi le butta via. Perciò tanti a 40/50 anni saranno obbligati a tornare dai genitori o continueranno a fare guerre tra poveri. Questo è il mondo così com’è e che verrà. Posso dirle sinceramente che quel modello sociale non mi piace? Perché senza reddito non c’è libertà. Perché si scrive Jobs Act ma si legge “presa per i fondelli” per le persone precarie come me.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/16/lavoro-poletti-jobs-act-va-bene-cosi-in-dieci-mesi-si-vedranno-i-risultati/915476/

Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.

SCUOLA: ANIEF, IL 27 CORTE GIUSTIZIA EUROPEA DECIDERÀ SORTE DEI 300MILA PRECARI

(AGENPARL) - Roma, 21 mar - Precariato: 27 marzo 2014, la Corte di Giustizia Europea deciderà la sorte dei 300.000 precari della scuola Sulle ordinanze di remissione della Corte Costituzionale e del Tribunale di Napoli. Per Pacifico, i legali Anief e la Commissione UE, la normativa italiana (legge 106/11) è in contrasto con il diritto comunitario (direttiva 1999/70/CE) che prevede la stabilizzazione dopo tre anni di contratti, un risarcimento danni dissuasivo, il principio di non discriminazione tra personale di ruolo e a termine anche in tema di scatti stipendiali. Tanti sono i docenti e il personale ata, dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir, inseriti nelle graduatorie da cui negli ultimi due anni sono chiamati 140.000 supplenti, la maggior parte al termine delle attività didattiche, per far risparmiare allo Stato le due mensilità di luglio e agosto, nonostante i posti siano vacanti e disponibili e non vi siano ragioni sostitutive di personale titolare assente: il 13,8% dell’organico necessario per far funzionare le scuole, una percentuale scesa di due punti percentuali rispetto al 2007, dopo la cancellazione di 124.000 posti ad opera dei piani di razionalizzazione (- 94.000 tolti ai precari e - 30.000 mancate assunzioni dal turn-over), quando i supplenti erano 233.000 e il tasso di precarietà era del 15,9%, il più alto tra i comparti del Pubblico impiego. Il precariato nella scuola non soltanto è rimasto costante negli anni ma oggi è a suoi massimi storici se si considera che soltanto la metà del personale inserito nelle graduatorie ottiene una supplenza al 30 giugno o al 31 agosto, mentre altri 150.000 docenti (abilitati con TFA, SFP, Diploma magistrale, PAS) attendono di essere inseriti nelle stesse graduatorie. La precarietà è una malattia endemica nella Scuola italiana e ora la Corte europea potrebbe trovare la cura: la Repubblica, fin dal suo nascere, ha utilizzato I supplenti per non chiudere le scuole e per risparmiare sulla finanza pubblica, visto che non riconosce loro aumenti di stipendio e li licenzia al 30 giugno piuttosto che al 31 agosto quando termina l’anno scolastico. Una legge (576) del 1970 riconosce soltanto nella scuola il ٛndete di pre-ruolo come utile ai fini della ricostruzione di ٛndeter una volta assunti a tempo ٛndeterminate, a testimonianza di come il fenomeno sia ben noto al legislatore. Nel 2011 il ministro Gelmini, di fronte alle prime pronunce dei tribunali che condannavano l’amministrazione al risarcimento danni e al pagamento degli scatti stipendiali con quote intorno ai 30.000 euro per ricorrente e a una procedura d’infrazione (2124) aperta nel 2010 che porterà nei prossimi mesi alla condanna dello Stato italiano per inadempimento, chiedeva al Parlamento di intervenire. La legge 106/2011 chiariva così che nella scuola non si applica il D.lgs. 368/2001 che recepisce la direttiva comunitaria sui contratti a termini e autorizza un nuovo piano di immissioni in ruolo di 67.000 unità ma a invarianza finanziaria, con stipendi bloccati per i successivi 9 anni, nonostante qualcuno dei neo-assunti da precario già ricevesse gli scatti stipendiali grazie ai giudici del lavoro. La Cassazione condivideva l’intervento del legislatore perché ritieneva che esistessero ragioni oggettive imputabili al privilegio che hanno i precari della scuola italiana di poter essere assunti per scorrimento di graduatoria grazie all’anzianità di servizio maturata e all’oscillazione degli organici dovuta all’iscrizione degli alunni. Ma i legali Anief e la stessa Commissione UE, con osservazioni scritte, contestavano tale difesa considerato che si accede alle graduatorie dopo aver superato concorsi per titoli ed esami, l’essere inserito nelle suddette graduatorie non comporta un diritto soggettivo all’assunzione dopo 36 mesi, il ricorso alle supplenze per l’ordinario funzionamento è persino aumentato in un decennio nonostante l’aumento del numero degli alunni. E il precariato costa in termini di spending review. Non possono, infatti, essere addotte ragioni finanziarie che, ancorché non imperative per la Commissione UE, sono inesistenti: secondo la Ragioneria dello Stato, nel periodo 2007-2012, nella Sanità dove si sono effettuate 24.000 stabilizzazioni si è ridotta la spesa per il personale a tempo determinato di 80 milioni di euro (- 7,5%), mentre nella Scuola, dove è stata vietata la stabilizzazione, al netto delle assunzioni, la spesa è aumentata di 348 milioni di euro con un + 68%. Sui docenti, basti pensare che il numero delle assunzioni è stato inferiore, a parità di tagli al fisiologico turn- over: dall’a.s. 2001/2002, 258.000 immissioni a fronte di 278.000 pensionamenti. In undici anni aumentano anche le supplenze, ma si dimezzano i posti assegnati al 31 agosto: nell’a.s. 2002/2003, primo anno di riapertura delle ex graduatorie permanenti, prima esaurite, le supplenze erano 105.000, di cui 26.000 al 31 agosto, mentre nell’a.s. 2013-2014 salgono a 120.000 di cui soltanto 12.000 al 31 agosto. A niente sono serviti i piani triennali di immissioni in ruolo annunciati con diverse leggi dello Stato (143/2004, 296/ 2006, 106/2011, 128/2013): i precari rimangono sempre lì per far funzionare le scuole. Che i numeri non tornano è evidente, visto che con 15.000 pensionamenti e 26.000 supplenze assegnate su posti al 31 agosto vacanti e disponibili non si è proceduto ad alcuna assunzione nell’a.s. 2003/2004, mentre con appena 25.000 posti vacanti e disponibili certificati nel 2011/2012 tra pensionamenti e supplenze annuali si proceduto all’assunzione di 30.000 insegnanti. La legge (124/1999) è chiara: se un posto è vacante e disponibile deve essere assegnato al 31 agosto, ma la maggior parte dei posti, nonostante non vi sia il titolare, sono assegnati in supplenza al 30 giugno. Lo sanno bene i docenti di sostegno, il cui organico è stabilito dal legislatore (244/2007, 128/2013) sempre al 70% di quello utilizzato ogni anno per garantire un rapporto uno a due con alunni con handicap. Altro che Europa! Ma ora, finalmente la parola passa ai giudici di Lussemburgo cui si sono rivolti il giudice Coppola del tribunale del lavoro di Napoli e il giudice Napolitano della Consulta che, per la prima volta, invece di invocare il D.lgs. 165/2001, peraltro già bocciato dalla Corte Europea, o l’art. 97 della Costituzione, hanno chiesto se le nostre norme sono compatibili con quelle comunitarie. Anief che aveva denunciato la mancata stabilizzazione e la discriminazione dei precari della scuola italiana dalle pagine di un quotidiano nazionale il 16 gennaio 2010 e che ha già ottenuto presso diversi tribunali del lavoro sentenze positive in primo grado in tema di stabilizzazione e/o risarcimenti danni, confermate in appello per gli scatti stipendiali durante il pre-ruolo grazie al prezioso coordinamento della Rete dei legali operato dagli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, sarà rappresentata in CGUE dagli esperti avvocati Sergio Galleano e Vincenzo De Michele che hanno vinto, sempre in Europa, il contenzioso sulla stabilizzazione del personale di Poste italiane. Il personale precario che è interessato ai ricorsi per la scuola, può aderire chiedendo info ar.ruolo@anief.net o ancora seguire le istruzioni a questo link. Nel frattempo, anche il sindacato dei medici Prodirmed, aderente a Confedir, sulla scia dell’Anief apre una vertenza giudiziaria per stabilizzare i medici precari dopo il divieto introdotto nel 2012 dal legislatore, in analogia a quanto avvenuto per la Scuola. Per info, scrivi asorganizzativo@confedir.it.

Fonte:  http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20140321-scuola-anief-il-27-corte-giustizia-europea-decidera-sorte-dei-300mila-precari

Per inserire un commento a questa notizia fai clic qui sotto su "Inserisci un commento". Per comunicati, notizie o per diventare autore del blog scrivere a: bastaprecaricomune@gmail.com Puoi condividere e diffondere a più visitatori la notizia utilizzando "condividi" ai social network di BastaPrecari su: Facebook, Twitter, Google+ e Youtube.