Nel suo messaggio di addio, in un pezzo di carta dentro una copia della Costituzione Italiana, ha inserito l'elenco di tutti i morti per disoccupazione degli ultimi due anni, che aveva letto nelle cronache dei giornali. L'ultimo nome in fondo alla lista è il suo. A fianco, vergate di suo pugno, due frasi secche. "Se non lavoro non ho dignità. Adesso mi tolgo dallo stato di disoccupazione".
La sua storia è raccontata oggi sul quotidiano La Repubblica:
al quale Burgarella era iscritto da sempre (faceva parte del direttivo provinciale della Fillea).
Nelle missive aveva messo nero su bianco tutto il suo disagio, una sofferenza mai spenta e che non riusciva più a tenere per sé. «L’articolo 1 della Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E allora perché lo Stato non mi aiuta a trovare lavoro? Perché non mi toglie da questa condizione di disoccupazione? Perché non mi restituisce la mia dignità?». Fino alla minaccia finale. «E allora se non lo fa lo Stato lo debbo fare io...».
Il gazebo. Una corda e una sedia. Alle 8.30 di domenica il fratello Giovanni lo trova cadavere. Gli accertamenti dei carabinieri di Trapani escludono piste “altre”: né debiti, né malattie incurabili, né movente sentimentale.. I carabinieri gli trovano in tasca copie delle lettere. «Al presidente Napolitano...». «A Susanna Camusso...». Non distante dal corpo senza vita dell’uomo, una versione-opuscolo della Costituzione con dentro il pizzino dei suicidi “da disoccupazione”. La lista di «quelli come me», che si chiude, infatti, col suo nome. «Mi tolgo io dalla condizione».
fonte: http://a.marsala.it/cronaca/item/65980-trapani-suicida-giuseppe-burgarella-operaio-disoccupato-non-c%C3%A8-dignit%C3%A0.html
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