sabato 26 ottobre 2013

DOTT. GAETANO AIELLO - CARI AMICI PRECARI SIAMO ALLA FINE!! ORA URGE VERAMENTE UNA SOLUZIONE ECCEZIONALE.



Cari amici precari, nell’immaginario collettivo della categoria del precariato pubblico siciliano, per tanti anni i politici e i sindacalisti di professione, hanno inculcato il mito della proroga, che ogni anno arrivava sempre come la strenna natalizia di Mamma Regione. Oggi, scopriamo, con notevole disincanto che il meccanismo della proroga, per fare degli esseri umani precari a vita e fonte costante di reddito elettorale e sindacale, si è improvvisamente inceppato. Che cosa è successo?

E’ successo che lo Stato membro Italia, oggetto di innumerevoli procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea, in materia di abuso dei contratti a tempo determinato nel pubblico impiego, per bloccare tali procedure sta cercando di limitare o comunque di rendere più difficile l’applicazione della proroga dei contratti, comprensivi di proroghe e rinnovi, oltre i 36 mesi. Inoltre, il Governo, in un’ottica di razionalizzazione della spesa pubblica, dall’accordo con il Sindacalismo tradizionale vorrebbe quindi sacrificare i precari per garantire la solita nicchia dei lavoratori stabili del pubblico impiego, con la promessa che questi non verranno in futuro intaccati. Ma questo accordo tacito, nella realtà che viviamo, chi lo può più garantire ai professionisti del Sindacato tradizionale?

Appare chiaro, a mio avviso, che la Legislazione comunitaria in materia si applica anche ai contratti a tempo determinato disciplinati dalla Legislazione regionale vigente, in quanto i contratti a termine stipulati dagli Enti Locali e dagli Enti Pubblici ricadenti nel territorio della Regione, hanno TUTTI abbondantemente superato tra proroghe e rinnovi per oltre 4 volte il limite massimo dei 36 mesi consentito dalla Legge.

Il rischio, dopo l’abbandono dei lavoratori da parte della politica regionale e del Sindacalismo tradizionale, a meno che i precari non si immettano in massa nei sindacati di base, è che si intraprenda un contenzioso crescente, con danni certamente maggiori per le Pubbliche Amministrazioni siciliane e non, visto il continuo e costante aggiramento della Direttiva 28 giugno 1999 n. 70/CE, che disciplina il contratto a termine negli Stati membri dell’Unione Europea.

Pertanto, alla luce di quanto evidenziato, a mio parere, il Governo della Regione, deve prendere coscienza che il precariato pubblico regionale rappresenta un eccezione nel panorama del pubblico impiego italiano, continuamente e reiteratamente prorogato per troppi anni, in costante violazione delle prescrizioni della Legislazione comunitaria vigente in materia. Occorre oggi che questo Governo dimostri la capacità politica necessaria, affinché venga individuata una soluzione legislativa risolutiva, che tenga conto dell’invarianza dei saldi di finanza pubblica, di un’ adeguata soluzione con alla base una programmazione seria e responsabile, dell’abuso perpetrato per tantissimi anni nei confronti di PUBBLICI DIPENDENTI che hanno fatto solo il loro dovere a servizio della Nazione, come prevede la stessa Costituzione Repubblicana.

Per le motivazioni testé menzionate appare urgentissimo affrontare seriamente un problema eccezionale inventando anche soluzioni eccezionali. Nello specifico si evidenziano le seguenti proposte:

1. salvaguardia dei livelli occupazionali esistenti e raggiunti dai lavoratori precari, che hanno garantito l’erogazione dei servizi in tantissime Istituzioni pubbliche, mediante la trasformazione dei contratti di lavoro in essere da tempo determinato a tempo indeterminato, in virtù dell’applicazione della Legislazione comunitaria vigente, nel semplice presupposto che tali trasformazioni non costituiscono aggravi dei saldi di finanza pubblica. In definitiva, le stabilizzazioni non costituiscono per le PP. AA. che le avviano delle nuove assunzioni, per il semplice fatto che i lavoratori precari sono già inseriti nelle dotazioni organiche di fatto degli Enti, in quanto sono riportati nella consistenza organica delle PP. AA. A tal proposito si evidenzia che i lavoratori a termine del pubblico impiego sono conteggiati nei dati relativi agli organici degli Enti e trasmessi annualmente, in sede di Conto Annuale sul costo del lavoro pubblico, alla Ragioneria Generale dello Stato;

2. storicizzazione del finanziamento che la Regione trasferisce agli Enti per il mantenimento dei contratti in essere con misura decrescente a seguito dei pensionamenti che interverranno nei prossimi 10 anni;

3. rispetto assoluto, visto che siamo in regime di razionalizzazione della spesa, del principio di riduzione della spesa pubblica, prevedendo la stessa previsione di spesa dell’anno precedente per finanziare tutte le misure di fuoriuscita dal precariato disciplinate dalla Legislazione regionale vigente;

4. autorizzare gli Enti a collocare in soprannumero o comunque fuori ruolo il personale precario che rimane fuori dalle dotazioni organiche, come già avvenuto in passato come soluzione eccezionale ed irripetibile;

5. adottare il Programma regionale di Stabilizzazione per i lavoratori socialmente utili (ASU) come dispone la Legislazione regionale vigente ed estendere i benefici della Legislazione regionale per i dipendenti a termine anche ai lavoratori socialmente utili, per un motivo di giustizia sociale. Infatti anche questi lavoratori, considerati dalla Legge inoccupati, da tanti anni perseguono finalità pubbliche lavorando ed offrendo la loro competenza e professionalità alle Amministrazioni siciliane, senza avere in cambio, alcun riconoscimento giuridico. Questo modo di operare di un Regione costituisce, a mio avvio, un doppio abuso di Stato, in quanto è lo Stato stesso, che con il proprio comportamento, favorisce una sorta di lavoro nero nel pubblico impiego, camuffandolo con il solito sussidio;

6. adottare nella Legislazione una misura di buon senso per non disperdere l’eccezionale esperienza e professionalità di un personale competente e preparato, sfiancato negli anni dal comportamento delle Pubbliche Amministrazioni siciliane che non hanno mai preso sul serio la loro stabilizzazione e dal comportamento duale del Sindacalismo tradizionale, che non ha saputo parlare la lingua del Contratto Collettivo in modo uniforme per tutti i lavoratori del pubblico impiego, precari e personale di ruolo.
Tali suggerimenti, a mio parere, sono dettati dal buon senso e dall’eccezionalità della situazione lavorativa nel pubblico impiego che stiamo vivendo e mi auguro di cuore che il Governo e il Parlamento Siciliano, mettano da parte le loro beghe politiche per affrontare, ovviamente con le competenze illuminate che questa nostra Regione possiede in abbondanza ma che troppo spesso non considera, una serie di punti fermi per dare risposte a persone in carne ed ossa. I punti qualificati dove bisogna insistere sono:

a. il contingente unico regionale dei lavoratori precari, titolari di contratti di diritto privato a tempo determinato, stipulati ai sensi e per gli effetti della Legislazione regionale vigente in materia, che hanno superato tra proroghe e rinnovi almeno 36 mesi di rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione;

b. la ricognizione delle disponibilità in organico di tutti gli Enti Pubblici della Regione Siciliana dei posti disponibili ad essere occupati definitivamente dai pubblici dipendenti precari, in quanto già occupati in modo permanente da 13 anni dagli stessi lavoratori, in violazione alla temporaneità ed eccezionalità prevista dalla Legislazione comunitaria vigente in materia e che vincola gli Stati membri dell’Unione Europea, Italia compresa;

c. il divieto assoluto di nuove assunzioni negli Enti che hanno un numero di dipendenti pubblici precari che già coprono da 13 anni le carenze croniche di organico;

d. l’istituzione del ruolo soprannumerario, dove collocare i dipendenti pubblici precari che rimangono fuori dalle dotazioni organiche degli Enti, in possesso delle capacità, competenze e professionalità necessaria per ricoprire le mansioni espletate;

e. istituzione di un bacino unico regionale dei lavoratori socialmente utili (ASU) attraverso l’applicazione del Programma regionale di stabilizzazione. Estendere tutte le misure di fuoriuscita dal precariato già previste per i dipendenti pubblici precari anche agli ASU;

f. finanziare tutte le misure e gli interventi legislativi risolutivi senza alterare gli equilibri dei saldi di finanza pubblica, mantenendo i livelli occupazionali raggiunti e garantendo le stesse risorse finanziarie del 2013.

Queste sono proposte per affrontare in modo diverso dall’attuale la situazione eccezionale e straordinaria che stiamo vivendo in Sicilia. Se qualche politico navigato o sindacalista professionista di lungo corso pensa di affrontare questo fenomeno, creato dallo Stato stesso e da tutte le sue articolazioni istituzionali, con soluzioni ordinarie, non risolverà un bel nulla e continuerà a perpetrare il danno a discapito dei dipendenti pubblici precari. Se invece a cominciare dal Governo della Regione si incomincerà, finalmente, ad inquadrare il fenomeno per quello che è, forse cominceremo a discutere seriamente di come risolverlo. Sicuramente, mandare a casa le persone, solo per risparmiare e ampliare gli sprechi istituzionali siciliani, non è una soluzione sostenibile. Allo stesso modo non è più sostenibile lavorare, come invece si sta facendo dentro le Istituzioni regionali, per la solita proroga voluta dalla politica delegittimata e dal sindacalismo tradizionale che altro non sono che un posticipo del problema, per continuare a mantenere dei pubblici dipendenti sempre e sotto un costante ricatto ad ogni rinnovo.

In definitiva, al punto in cui siamo arrivati, fortunatamente, di non ritorno, bisogna capire da che parte sta oggi il pubblico dipendente precario. Sinceramente, che cosa deve ancora accadere, affinché il pubblico dipendente a termine delle PP. AA. siciliane irrompa nello sterile dibattito politico regionale sul precariato pubblico pretendendo una soluzione concreta al fenomeno, non lo so. So solo che oggi il pubblico dipendente precario ha il proprio destino nelle sue mani. Basterebbe soltanto non farselo scippare dai cattivi maestri di sventura che fino ad oggi lo hanno sistematicamente raggirato solo per tenerselo buono e docile.

Cari amici precari è giunto il momento di fare la differenza: fatevi rispettare da un Governo sordo, un Parlamento litigioso e da un sindacalismo tradizionale duale e inconcludente.

Dott. Gaetano Aiello




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