Perdere il lavoro più volte o restarne senza per lunghi periodi aumenta il rischio di ammalarsi di patologie cardiache e di essere colpiti da infarto.
La precarietà lavorativa, oltre ad annullare qualsiasi possibilità progettuale per il futuro, influisce negativamente anche sulla salute del cuore, con conseguenze inaspettatamente molto gravi.
I dati raccolti hanno mostrato che durante il primo anno di disoccupazione i casi di infarto erano aumentati del 27%, percentuale che saliva al 63% in coloro che erano state licenziati quattro o più volte.
Avere un’occupazione instabile o perdere più lavori aumentava dunque la possibilità di soffrire di patologie cardiache che facilmente sfociavano in un infarto.
La causa di tutto ciò risiede probabilmente nell’accumulo progressivo di stress e nell’aumento dell’insicurezza che derivano dalla perdita di lavoro o dal non poter contare su uno stabile. L’aspetto interessante della ricerca, pubblicata sulla rivista Archives of Internal Medicine, è che questa tendenza non è stata riscontrata in coloro che si erano dimessi dal lavoro volontariamente. Matthew Dupre, principale autore dello studio, ha così commentato i risultati raccolti:
“Il rischio maggiore di attacchi cardiaci è più alto durante il primo anno di disoccupazione, ma il mantenimento dello status di disoccupato, il numero di perdite di lavoro subite e il tempo trascorso senza una occupazione sono tutti risultati fattori associati all’aumento del rischio di infarto rispetto alle persone con una occupazione stabile”.
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